Totogoverno, partono i primi veti incrociati su Alfano

22 aprile 2013 ore 12:47, Domenico Naso
Totogoverno, partono i primi veti incrociati su Alfano
Neanche il tempo di riprendersi dal pasticciaccio quirinalizio, che subito all’orizzonte si profila il totoministri per il governissimo del Presidente prossimo venturo. Gli equilibri sono precari e le trattative dovranno essere veloci  e pragmatiche, se non si vorrà spazientire uno già alquanto spazientito Giorgio Napolitano.
I partiti cominciano a fare i conti tra loro ma soprattutto al loro interno, a cominciare da Partito Democratico e Popolo della Libertà, che stanno attraversando una fase molto diversa ma comunque delicata. Il Pd, dilaniato dal voto per il presidente della Repubblica, deve decidere cosa vuole fare da grande. L’ipotesi di un governo a guida Pd sembra inevitabile, ma in via del Nazareno qualcuno storce già la bocca. Quelli più vicini alle proteste dei militanti dei giorni scorsi preferirebbero un coinvolgimento minimo, per non esarcebare ulteriormente gli animi. L’ala più aperturista crede che sia inevitabile assumersi le proprie responsabilità e non vedrebbe male un governo Amato o Letta. L’eternamente giovane Enrico diverrebbe così il traghettatore dei democratici verso la resa dei conti congressuale, quando Matteo Renzi tenterà finalmente l’opa ostile nei confronti dello zoccolo duro bersaniano. E un piccolo vantaggio nei confronti del dottor Sottile, Letta lo ha anche perché la Lega non appoggerebbe mai un governo Amato, e non è davvero il caso di perdere per strada un altro pezzo di larghe intese. Di sicuro, la crisi del Pd potrebbe riverberarsi pericolosamente sull’intera compagine di governo, minando alle basi un progetto già traballante di suo. Il Pdl è indubbiamente più soddisfatto di come sono andate le cose nei giorni scorsi, ma i movimenti tellurici interni non mancano nemmeno a via dell’Anima. L’ipotesi di un Alfano vicepremier provoca qualche mal di pancia di troppo. Paradossalmente, l’ex ministro della Giustizia sarebbe più gradito agli alleati che allo stesso Popolo della Libertà. A mettersi di traverso, a quanto pare, soprattutto Renato Schifani e Renato Brunetta. Il primo starebbe facendo carte false pur di essere della partita con un incarico istituzionale di alto livello, mentre il secondo vorrebbe condizionare la politica economica del nascente governo. Dopo aver soppiantato Tremonti come guru economico del centrodestra, l’ex ministro della Pubblica amministrazione si sente in diritto di imporre le proprie ricette anticrisi alla coalizione allargata all’orizzonte. Pretesa irricevibile, e lo sa anche Berlusconi, per alcuni motivi: innanzitutto il Pd ha altre idee in proposito e un governo a trazione democratica non potrebbe mai cedere proprio sui temi della crisi; e poi, cosa non secondaria, l’antimontismo viscerale di Brunetta ne fanno un uomo di divisione e non di inclusione richiesta dall’unità nazionale. Intanto, salgono le quotazioni di Gaetano Quagliariello, forte del suo fresco incarico di “saggio”, accreditatosi al Quirinale come uomo di dialogo e collaborazione con gli altri schieramenti. Per lui sarebbe già pronta la poltrona da ministro delle Riforme, con il compito chiarissimo di trasformare in provvedimenti concreti le proposte dei dieci esperti a cui Giorgio Napolitano ha affidato la ridefinizione del sistema politico ed economico del Paese. Interessante, infine, lo scontro che si profila tra il montiano Mario Mauro (ex Pdl) e Mariastella Gelmini per il ministro dell’Istruzione. Su molte cose la pensano allo stesso modo ma vedere chi la spunterà sarà indicativo del nuovo vento che spirerà tra le fronde agitate di questa Grosse Koalition, ancora non nata e già fonte di preoccupazioni per papà Giorgio.
autore / Domenico Naso
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