No Papa ad ambasciatore gay, Hollande si è imbrigliato nella sua ragnatela

22 aprile 2015, Americo Mascarucci

No Papa ad ambasciatore gay, Hollande si è imbrigliato nella sua ragnatela
Lo avevamo ipotizzato subito dopo la diffusione della notizia; il rifiuto del Vaticano di accreditare l’ambasciatore francese Laurent Stefanini presso la Santa Sede, non era da collegare alle dichiarate tendenze omosessuali di quest’ultimo, quanto piuttosto all’irritazione per quella che nei sacri palazzi era stata interpretata come una provocazione. Secondo quanto riferito dai media francesi, Francesco stesso avrebbe ricevuto Stefanini in udienza, spiegandogli che il rifiuto di accreditarlo come ambasciatore presso la Santa Sede non deve essere interpretato come un atto di sfiducia personale, ma come il rifiuto di un chiaro ed evidente gesto di provocazione. Eh sì, perché Stefanini è probabilmente il miglior ambasciatore di Francia, ma le sue dichiarate tendenze omosessuali note a tutti, lo rendono certamente adatto per mille altri ruoli, non certamente per quello di ambasciatore presso il Vaticano. Il presidente Francois Hollande forse prima di procedere alla nomina avrebbe fatto meglio a confrontarsi con la Segreteria di Stato e chiedere se la nomina di un diplomatico dichiaratamente gay avrebbe potuto creare qualche imbarazzo. Possibile che Hollande non abbia ritenuto utile e necessario questo passaggio? 

Oppure ha creduto di poter essere “più papista del papa”? Francesco si è mostrato aperto e tollerante verso gli omosessuali fino a dichiarare di non essere nelle condizioni di poter giudicare un gay; il Sinodo sulla Famiglia si è pure occupato delle coppie gay manifestando la volontà di un approccio più conciliante e inclusivo verso queste realtà. Tuttavia si tratta di decisioni che vanno esaminate e ponderate a fondo senza fughe in avanti e soprattutto senza condizionamenti esterni. 

E’ la Chiesa a dettare i tempi di certe decisioni, non possono essere determinati da altri. Hollande è sembrato voler bruciare le tappe convinto forse che da Francesco non sarebbe mai arrivata una bocciatura causa inclinazioni gay. Invece i vescovi francesi prima e la Segreteria di Stato in seguito hanno ben interpretato la nomina di Stefanini come un tentativo di forzare la mano da parte di un presidente orgogliosamente laicista che ha fatto del riconoscimento delle unioni gay una bandiera ideologica da sventolare in faccia al clero francese. 

Quale migliore occasione per tarpare le ali alla conferenza episcopale di Francia che la nomina di un ambasciatore gay in Vaticano? Se Stefanini fosse stato accolto con tutti gli onori, immaginate che successo personale per Hollande nei confronti dei cattolici fortemente critici con le sue politiche libertarie! Il presidente francese sembra averci provato ma con scarsi risultati. 

In Vaticano hanno ben compreso il significato di quella scelta. Hollande in parole povere avrebbe tentato di mettere il Papa davanti al fatto compiuto. Bergoglio non è caduto nella trappola e il presidente francese sembra essere rimasto imbrigliato nella ragnatela da lui stesso tessuta. Anche perché Stefanini, lo ripetiamo ottimo ambasciatore, cattolico praticante e profondo conoscitore del Vaticano e delle sue dinamiche forse avrebbe potuto evitare di vedersi rifiutata la nomina se solo, come detto, l’inquilino dell’Eliseo avesse agito con maggiore buon senso.


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