La Fondazione Migrantes a IntelligoNews: "Ecco dove sbaglia la Ue. La soluzione? Tornare a Paolo VI"

22 aprile 2015, Adriano Scianca
La Fondazione Migrantes a IntelligoNews: 'Ecco dove sbaglia la Ue. La soluzione? Tornare a Paolo VI'
"La Ue pensa solo a respingere, non ad accogliere. Il blocco navale? Lascerebbe soli i migranti". Il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, attacca il decalogo europeo sull'emergenza immigrazione e, intervistato da IntelligoNews, spiega: "Paolo VI aveva già previsto tutto negli anni '60...".

Monsignore, lei ha bocciato severamente il documento con le linee guida della Ue per risolvere l'emergenza migranti. Perché?

«Dopo aver annunciato decisioni coraggiose a tutela dei migranti, le uniche parole che abbiamo letto sono “respingere”, “distruggere”, “contrastare”. Mancano invece “salvare”, “tutelare”, “accogliere”. Accanto al doveroso contrasto dei trafficanti ci vuole attenzione ai migranti che sono in mare»

In che modo si deve dispiegare questa attenzione? 

«Con un’azione internazionale di pace in quei territori». 

Il che esclude un intervento di tipo militare, giusto? 

«Un intervento di tipo militare avrebbe un riscontro negativo sulla popolazione. Grazie alla cooperazione internazionale bisogna invece far riprendere la vita in quelle nazioni, per garantire a ognuno il diritto di restare nella propria terra». 

Un diritto, questo, di cui si parla poco. In genere si parla più del diritto a essere accolti che del diritto a restare nella propria terra… 

«Ma i due diritti vanno di pari passo. Se non ci sono le condizioni per restare nella propria terra in pace e prosperità, le popolazioni migrano. Se invece viene tutelato il loro diritto a rimanere sono portati a restare nella propria patria». 

Tra le opzioni sul tavolo della Ue ci sarebbe anche quella del blocco navale. La convince? 

«No, perché il blocco navale non tutela i migranti. Il blocco lascia le persone dell’altra sponda del Mediterraneo in mano agli scafisti. Tutt’al più salvaguarda le nostre terre, ma il problema vero sono quelle centinaia di migliaia di persone in procinto di partire dall’Africa». 

Ma non esiste anche un limite all’accoglienza? Si dice che i potenziali migranti siano più di un milione… 

«È un problema già posto da Paolo VI, nella Populorum progressio, del 1967, in cui si diceva che se non ci impegnavamo in cooperazione e sviluppo, la rabbia di quei popoli sarebbe venuta da noi. Ricordiamoci sempre dello sfruttamento che abbiamo portato in quelle terre e ripartiamo dalla cooperazione».
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