Nuovi assegni ma pochi: crollo delle pensioni 2016 (ma non si muore prima)

22 aprile 2016 ore 12:48, Luca Lippi
L’Inps presenta il conto del provvedimento entrato in vigore dal primo gennaio dei requisiti necessari per ottenere l’accesso alla pensione. Nel primo trimestre gli assegni liquidati nel complesso sono stati 95.381 con un calo del 34,5% rispetto ai 145.618 del primo trimestre 2015.
I requisiti di cui parliamo in ottemperanza alla Riforma Fornero, articolo 24 Dl 201/2011, armonizzata con l’adeguamento alle speranze di vita i requisiti attuali (a partire dal 1 gennaio 2016) sono per la pensione di vecchiaia:
Lavoratrici dipendenti del privato 65 anni e 7 mesi
Lavoratri dipendenti del privato 66 anni e 7 mesi
Lavoratrici autonome 66 anni e 1 mese
Lavoratori autonomi 66 anni e 7 mesi

Nuovi assegni ma pochi: crollo delle pensioni 2016 (ma non si muore prima)

Per chi ha il primo accredito contributivo dopo il primo gennaio gennaio 1996, l’adeguamento alla speranza di vita si applica al requisito anagrafico previsto dall’articolo 24, comma 7, della Riforma Fornero, quindi in pratica l’età pensionabile, dal primo gennaio 2016, è pari a 70 anni e 7 mesi. 
Riguardo la pensione anticipata:
dal 2016 al 2018 uomini a 42 anni e 10 mesi e donne a  41 anni e 10 mesi
Se il primo accredito contributivo è successivo al primo gennaio 1996, si applica il requisito anagrafico previsto dall’art. 24, comma 11, della Riforma Fornero, per cui l’accesso alla pensione anticipata con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e il rispetto delle soglie minime è pari, dal primo gennaio 2016, a 63 anni e 7 mesi.
C'è stato un calo consistente per le pensioni anticipate (il requisito è passato da 42 anni e sei mesi per gli uomini a 42 anni e 10 mesi mentre per le donne basta un anno in meno) passate dalle 38.314 del primo trimestre 2015 a 20.629 nei primi tre mesi di quest'anno (-46,1%). 
Un calo consistente si è avuto anche per gli assegni sociali, quelli erogati ad anziani privi di reddito o con un reddito molto basso, passati da 13.033 a 7.501 (-42,4%). Per ottenere l'assegno sociale infatti sono necessari 65 anni e sette mesi di età (65 e 3 mesi fino alla fine del 2015). I dati Inps non sorprendono i sindacati che tornano a chiedere di introdurre maggiore flessibilità in uscita tenendo conto dei diversi lavori e senza penalizzare troppo i lavoratori. Il Governo è impegnato nella ricerca di una soluzione che sia sostenibile per i conti pubblici nel lungo periodo e sembra guardare soprattutto al prestito pensionistico probabilmente limitandolo solo ai lavoratori che perdono il lavoro a pochi anni dalla pensione e con un contributo dell'azienda.
Non è questione di questi giorni come potrebbe far credere il dibattito che incessante, in agendo la questione pensioni è prevista solo a partire da novembre 2016. All’interno dello stesso dibattito (anticipato) rimane la possibilità di uscita anticipata con una penalizzazione (almeno il 3-4% dell'assegno per ogni anno di anticipo) ma questo potrebbe dare problemi nel breve periodo per l'esborso immediato per le pensioni mentre il recupero avviene nel tempo.
Enrico Zanetti commenta: “"Non intendiamo mettere a rischio la stabilità dei conti  inserendo in questa fase economica elementi di incertezza". 
Il dato è confortante nella misura in cui aumentando l’età pensionabile diminuiscono le uscite di risorse per l’Inps e si mantiene il versamento contributivo da lavoro attivo che altrimenti sarebbe inibito alle casse dell’Istituto, tuttavia questo non coincide con una ragionevole valutazione dell’attività svolta dal lavoratore. Ci troviamo, dunque, di fronte a una soluzione assai transitoria, di emergenza e affatto equa. Aspettiamo la ripresa del dibattito in Parlamento

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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