Fecondazione eterologa, A.A.A. cercasi donatore di seme in rete: l'ultima moda

22 aprile 2016 ore 13:40, Vanessa Dal Cero
Sono trascorsi già due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40 ma, a quanto pare, nulla sarebbe cambiato. È questo il verdetto dell’ultima inchiesta sull’eterologa “Il seme della discordia” presentata oggi pomeriggio da soggetti della galassia radicale presso la sala stampa della Camera dei deputati. Inchiesta che denuncia, da una prospettiva eticamente favorevole a questa forma di procreazione medicalmente assistita, le difficoltà di accesso all’eterologa per divieti ancora in essere e impedimenti burocratici; con l’effetto di incentivare una sorta di turismo procreativo all’estero e sulla rete, con seme acquistato in contenitori di ghiaccio o azoto liquido come fossero un prodotto qualunque.

Fecondazione eterologa, A.A.A. cercasi donatore di seme in rete: l'ultima moda
In estrema sintesi, il messaggio lanciato pare il seguente: se vuoi la fecondazione eterologa devi (sempre) pagare ma (anche e spesso) andare all’estero. Di qui l’accusa alle resistenze della nostra politica e alla mancate promesse, in particolare, della ministra della Salute Beatrice Lorenzin.
Ma in cosa consiste la fecondazione eterologa vietata in Italia fino all’intervento abrogativo della Corte Costituzionale? Vale la pena rifletterci perché forse gli ostacoli alla fecondazione eterologa derivano proprio dalle caratteristiche e dalla “natura”, anche se può far sorridere, di questa pratica. Per giungere a una gravidanza con l’eterologa occorre infatti utilizzare un ovulo femminile o un seme maschile di una terza persona, estranea alla coppia. Ci vuole quindi un terzo disposto a dare il proprio seme o ovulo affinché l’eterologa possa essere realizzata.

E qui in effetti sorge il problema, come peraltro riconosciuto in una testimonianza iniziale durante la presentazione dell’inchiesta: mancano in primo luogo i cosiddetti donatori. Soprattutto mancano le donatrici, ovvero donne decise e disposte a sottoporsi a trattamenti ormonali e, comunque, a un intervento chirurgico per il prelievo. Tanta domanda di eterologa, insomma, e pochissima offerta.
Che fare dunque di fronte a questa grande “obiezione di massa” degli italiani che non offrono il proprio seme o i propri ovuli? Se non si riescono a trovare persone disponibili perché e in che modo lo Stato dovrebbe farsi carico di ciò? L’unica cosa certa è che di “egg sharing” e “gametes crossing” dovremo sempre più abituarci a parlare.
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