Legge Stabilità, cosa cambia: l'assurdità su partite Iva e precari

22 dicembre 2014, Gianfranco Librandi
di Gianfranco Librandi La Legge di Stabilità è ormai stata partorita: pur ritornando alla Camera con altri emendamenti è ormai sulla via della definizione.  
Legge Stabilità, cosa cambia: l'assurdità su partite Iva e precari
  Ne abbiamo già parlato in diversi articoli precedenti, dove analizzavamo alcune specifiche criticità, una fra tutte la “voluntary disclosure”. Per dovere di cronaca dobbiamo dare un giudizio complessivo della Legge di Stabilità che è tutto sommato in linea con i diktat europei e “democristianamente” equilibrata. Il problema è che sui principi generali, e sulla carta, tutto è equilibrato e sostenibile, ma troveremo sicuramente “buchi” con la stessa velocità con cui il Governo non troverà le coperture. Non dimentichiamo che il 70% della legge è scritto dall’UE, approvata in Senato senza la presenza di quasi tutto il dicastero dell’Economia. Probabilmente, l’ottimo Padoan ha ritenuto dissociarsi da qualcosa o qualcuno. La “castroneria” più grande è stata compiuta a danno delle partite IVA e sul regime dei minimi. Le fasce di reddito che non possono essere superate per avere benefici del nuovo regime dei minimi, vanno dai 15.000 euro annui per consulenti e professionisti, fino ai 40.000 euro annui dei commercianti. Le spese per prestazioni di lavoro non possono superare i 5000 euro e non si può possedere uno stock di beni mobili strumentali di valore superiore ai 20.000 euro, al lordo egli ammortamenti. L’aliquota IRPEF sarà pari al 15%. Cambia anche la base imponibile su cui si calcola l’aliquota: prima era costituita dalla differenza tra incassi e costi sostenuti, dal 1° gennaio sarà determinabile moltiplicando i ricavi o i compensi ottenuti durante l’anno per un coefficiente di redditività, ovvero un valore percentuale, che va a ridurre il valore dei ricavi ottenuti e rappresenta il forfait (da cui prende il nome il regime contributivo) per i costi sostenuti. Per i nuovi detentori di Partita IVA come consulente o professionista, senza essere iscritti a uno specifico ordine professionale, si dovrà versare un altro 27,72% dei propri redditi all’INPS, per i contributi previdenziali, aliquota che aumenterà con la definitiva entrata in vigore della Legge di Stabilità che la eleverà al 29,72% (di due punti percentuali). L’aumento di quest’aliquota continuerà a crescere anche nei prossimi anni, fino al 33% previsto per il 2017, fatte salve modifiche future del legislatore. In conclusione, lavoro non ce n’è, i giovani che provano a crearsene uno aprendo partita IVA sono bastonati, aumenta il lavoro nero, si restringe la base imponibile, non si trovano le risorse per finanziare il resto della struttura della legge di stabilità e fra tre mesi arrivano i commissari UE. Insomma è il solito cane che si morde la coda. Ci appelliamo ai pochi parlamentari sensibili alla questione, siamo certi che terranno conto di un correttivo di quest’assurdità del nuovo regime dei minimi. Noi intanto vigiliamo e seguitiamo ad analizzare per voi la neonata Legge di Stabilità.
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