Soundsight Training, così una start up italiana restituisce la vista ai ciechi

22 dicembre 2015 ore 7:44, Andrea De Angelis
Soundsight Training, così una start up italiana restituisce la vista ai ciechi
Chiamatela pure ecolocalizzazione.
In pochi sanno cosa significhi questo termine, in realtà si tratta di un qualcosa di abbastanza intuitivo: la percezione di se stessi nell'ambiente circostante. Se parliamo di ciechi, però, ecco che per favorirla sono necessarie delle tecniche particolari, le quali posso essere adoperate in modo più efficace e continuo attraverso le moderne tecnologie. Veri e propri software dunque, in grado di riuscire a sviluppare l'udito fino a fargli percepire gli oggetti vicini. 

Un allenamento, di fatto, con tanto di risultati. Come ovvio che sia.  "Se tutto andrà secondo i piani - spiega Irene Lanza, 25 anni, studentessa di ingegneria gestionale dell'Università di Modena e Reggio Emilia e assessore a Rio Saliceto con le deleghe ambiente e politiche giovanili - dal 2017 il software sarà libero e open source". Lanza è Ceo di Soundsight Training, una start up che ha sviluppato il progetto assieme agli studenti dell'Università di Modena e Reggio Emilia e il Cern di Ginevra.
Il prototipo del software è pronto e presto sarà on line una campagna di crowfunding sulla piattaforma Kickstarter con l'obiettivo di raccogliere i 250 mila euro necessari a sviluppare il prototipo e renderlo accessibile a tutti. Ma di cosa si tratta? SoundSight Training è una realtà virtuale acustica che simula l'interazione del suono con diversi scenari, dando l'occasione ai non vedenti di imparare come ecolocalizzarsi nello spazio.

Ma come è nata l'idea, come funziona il software, quando e grazie a chi è stata sviluppata? "In questo momento lavoriamo su un prototipo dimostrativo già testato da non vedenti - risponde Irene - che può essere utilizzato con un normale computer. Servono due periferiche: cuffie e microfono. Grazie al microfono il non vedente dà un input e ascolta il ritorno dell'eco in base all'ambiente simulato all'interno del software. Il principio è lo stesso del sonar, la tecnica del pipistrello. Allenandosi, anche i vedenti possono migliorare le loro capacità. Chiunque potrebbe imparare ad ecolocalizzarsi in base al suono". Prosegue Lanza, come riportato da reggionline.com: "Per sviluppare il software abbiamo lavorato con un gruppo di tre volontari, tutti non vedenti: Cecilia Camellini di Formigine (già campionessa paralimpica di nuoto) e i reggiani Luca Reverberi e Matteo Severi. Abbiamo chiesto loro di indovinare se un pannello di 50x20 cm era alla loro destra o alla loro sinistra, e se era fatto di cartone o di plexiglas. Sono riusciti a dare le risposte corrette in meno di un pomeriggio lavoro. Utilizzando il nostro software, si impara a spostare l'attenzione del cervello non più sulle immagini, ma sui suoni e sull'eco".
"Grazie all'università, ho potuto frequentare per 6 mesi il corso Cbi (Challenge Based Innovation) del Cern di Ginevra insieme a studenti provenienti da università di tutto il mondo. Siamo stati divisi in team. Al mio è stata affidata questa sfida: trovare una soluzione tecnologica per i non vedenti. Durante questa esperienza ho avuto la fortuna di conoscere i miei due attuali compagni di viaggio, Marco Manca (italiano, medico, 37 anni, lavora ancora al Cern) e Henrik Kjeldsen (ingegnere informatico tedesco di 37 anni che nel frattempo si è trasferito a San Francisco per lavoro), con i quali ho iniziato a lavorare nel febbraio 2015".
"Ora abbiamo un problema - prosegue Irene - come possiamo continuare a sviluppare il software a budget zero? Per questo abbiamo deciso di lanciare la campagna di crowfunding con l'obiettivo di raccogliere 250 mila euro. Su Kickstarter pubblicheremo un nostro video di presentazione girato insieme ai nostri volontari. I soldi serviranno per arrivare in un anno ad avere non più solo un prototipo dimostrativo, ma un prodotto che i non vedenti potranno utilizzare".

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