Gli auguri del Papa? Con richiesta di perdono "per gli scandali" e "antibiotici curiali"

22 dicembre 2015 ore 9:41, Marta Moriconi
Gli auguri del Papa? Con richiesta di perdono 'per gli scandali' e 'antibiotici curiali'
Gli auguri di Natale Papa Francesco son ricchi di scuse. Per i suoi, non tanto i dipendenti della Santa Sede che ringrazia per il lavoro svolto per gli scandali che hanno coinvolto il Vaticano ma "la riforma andrà avanti". "Mentre vi ringrazio - ha dichiarato nell'Aula Paolo VI - voglio anche chiedervi perdono per gli scandali che ci sono stati nel Vaticano. Ma vorrei che il mio e il vostro atteggiamento, specialmente in questi giorni, fosse soprattutto quello di pregare, pregare per le persone coinvolte, perché chi ha sbagliato si ravveda e possa ritrovare la strada giusta". Ma se si pensa che il Papa abbia perso "determinazione, lucidità e risolutezza" nient'affatto, il processo riformatore andrà avanti sotto il segno di queste qualità. E che la corruzione sia il nemico da vincere, non ci sono dubbi, per lui è un peccato che rientra nel "catalogo delle malattie curiali", ma non per questo esclusive di chi veste la tonaca: "Potrebbero colpire ogni cristiano, ogni curia, comunità, congregazione, parrocchia e movimento ecclesiale". 
A questo punto, come si fa con le malattie, meglio prevenire che curare, meglio vigilare che farsi trovare impreparati, meglio vigilare che farsi trovare impreparati". Ma se il male ha già investito il "corpo" della Chiesa ecco gli "antibiotici curiali". Ma il discorso non è per niente astratto. Anzi, il Papa ricorda come "alcune di tali malattie si sono manifestate nel corso di questo anno, causando non poco dolore a tutto il corpo e ferendo tante anime anche con lo scandalo". E per farsi capire al meglio cita il fondatore dei gesuiti, sant'Ignazio de Loyola, quando dice che "è proprio dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con false ragioni, per impedire di andare avanti; invece è proprio dello spirito buono dare coraggio ed energie, consolazioni e lacrime, ispirazioni e serenità, diminuendo e rimuovendo ogni difficoltà, per andare avanti nella via del bene". Eppure "gratitudine e incoraggiamento" li ha espressi. A chi è sano e onesto e lavora "dedizione, devozione, fedeltà e professionalità, offrendo alla Chiesa e al Successore di Pietro il conforto delle loro solidarietà e obbedienza, nonché delle loro generose preghiere". 

Quanto agli altri, ai corrotti, c'è una speranza, quella che "resistenze, fatiche e cadute"  diventino "opportunità per tornare all'essenziale, che significa fare i conti con la consapevolezza che abbiamo di noi stessi, di Dio, del prossimo, del sensus Ecclesiae e del sensus fidei".  E quale periodo migliore per rinascere che questo Natale "festa dell'infinita Misericordia di Dio", sceso sulla Terra fattosi uomo per servire. 
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