Sicilia, migranti-schiavi: manette a 3 scafisti. Si vantavano: “Siamo businessman”

22 dicembre 2015 ore 11:17, intelligo
Sicilia, migranti-schiavi: manette a 3 scafisti. Si vantavano: “Siamo businessman”
Tre scafisti in manette lungo la rotta per l’Italia. L’accusa è associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravata dalla transnazionalità; l’operazione, disposta dalla Procura Distrettuale Antimafia, è stata portata a termine dalla Polizia di Stato di Palermo ed Agrigento, in collaborazione con la Capitaneria di Porto. Dunque, ancora un commercio di esseri umani lungo le rotte del Mediterraneo che portano in Italia miglia di migranti in fuga dalla morte. I tre scafisti, dicono gli inquirenti, sono “mercanti” di uomini” e “hanno organizzato una serie di viaggi della speranza a bordo di gommoni, provenienti da porti libici, che in più soluzioni, hanno raggiunto, attraversando il Canale di Sicilia, le coste siciliane”. I fatti che hanno portato all’arresto dei tre uomini, risalgono allo scorso anno quando gli extracomunitari facendosi pagare 2.400 dollari per ciascun migrante, garantivano il raggiungimento, attraverso la Sicilia, di mete nel Nord Europa, dove solitamente la parte consistente dei flussi migratori è diretta. In manette è finito anche un quarto uomo, ovvero colui che ha organizzato uno dei viaggi-ponte tra la Libia e l’Italia nel corso del quale è avvenuto il tragico naufragio costato la morte (era il febbraio 2014) a circa trecento migranti (solo 29 corpi sono stati recuperati). Ma c’è di più: secondo gli inquirenti i tre scafisti sarebbero anche responsabili di avere favorito la fuga di numerosi migranti dai centri di accoglienza, garantendo supporto logistico per spostarsi pur mantenendo la clandestinità. In questo momento le indagini delle forze dell’ordine sono finalizzate a rintracciare e catturare un quarto extracomunitario che avrebbe agito insieme ai tre complici. Dagli accertamenti emergono poi dettagli agghiaccianti. I trafficanti di esseri umani parlando al telefonino si vantavano dicendo “Noi siamo dei business man”. 

Nelle telefonate intercettate dagli investigatori, guidati dal capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, si specifica che i migranti non potevano salire sui gommoni se prima non pagavano la somma di denaro concordata. Infine, le indagini hanno permesso di scoprire la ‘base’ in Italia dove il terzetto di scafisti aveva una base operativa in Sicilia, che si occupava del trasferimento dei profughi dall'isola al Nord Europa.

LuBi
autore / intelligo
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