Torna la comicità di Checco Zalone in "Quo Vado", ora ride del posto fisso

22 dicembre 2015 ore 17:04, Americo Mascarucci
Torna la comicità di Checco Zalone in 'Quo Vado', ora ride del posto fisso
Cosa non si fa per avere un posto fisso?
Per gli italiani di ieri, trovare un impiego stabile a tempo indeterminato e ben retribuito, possibilmente nella pubblica amministrazione era un gioco da ragazzi specie quando si avevano le conoscenze giuste. 
Le raccomandazioni erano all'ordine del giorno agevolate dal fatto che non si badava molto ai bilanci dello stato. Il pubblico impiego era in pratica la principale fonte di consenso elettorale, proprio grazie alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, pardon dei posti, che soprattutto in periodo elettorale raggiungeva livelli esorbitanti. Che ci voleva ad ottenere un bel posto alle poste o in qualche azienda di stato, nei ministeri, nei comuni, nelle province, nelle regioni (che infornata quando furono istituite), in ogni ente o sotto ente utile; sempre per concorso ci mancherebbe altro, ma il concorso alla fine per molti era una pura formalità. Un andazzo che si è protratto per anni, almeno fino a quando ci si è accorti che il debito pubblico era ormai fuori controllo e che si rischiava il dissesto finanziario. E così si sono iniziati a stringere i cordoni della borsa e dal posto fisso, non più conveniente per lo Stato ma nemmeno per i privati si è passati sempre di più al lavoro precario, ai contratti a tempo determinato, per non parlare dei contratti interinali o dei lavori a progetto. Insomma la parola d’ordine non è stata più stabilità, bensì flessibilità. Eppure negli italiani il posto fisso è rimasto una specie di sogno proibito,e tutti sarebbero pronti a firmare le cosiddette “carte false” pur di ottenerlo. 
E proprio sulla parodia del posto fisso è incentrato "Quo Vado" l'ultimo film di Checco Zalone in uscita il primo gennaio 2016 nelle sale cinematografiche per la regia di regia Gennaro Nunziante. E’ la storia di Checco un impiegato statale che viene travolto dalla riforma della Pubblica amministrazione e che si trova davanti ad una scelta: buonuscita o trasferimento? 
"Mi offrono dei soldi per andarmene, oppure il trasferimento in Val di Susa - racconta - Tutti gli altri accettano i soldi ma io sono un eroe che, nella lotta per conservare i privilegi, viaggio dappertutto. Gli assegni e le proposte aumentano, ma io non cedo nemmeno di fronte all'amore”- racconta  il comico che poi aggiunge: “Quello del posto fisso è un mito che non sradichi nemmeno con le cannonate. Io non ho mai avuto il posto fisso, ma era l'obiettivo di mia madre". 
Zalone in pratica fornisce una parodia dei vizi dell’italiano medio pronto a tutto pur di sedersi dietro una scrivania e avere la certezza di uno stipendio fisso, ogni mese, per il resto della vita. Aspirazione più che legittima ci mancherebbe, ma che oggi è prerogativa di pochi fortunati dopo essere stata per troppo tempo una prerogativa di tutti, quando lo Stato era la classica "mucca da mungere". 
"Al centro ci sono sempre i vizi degli italiani – aggiunge ancora Zalone - la loro incapacità di cambiare e il concetto dell'educazione, che per me rappresenta il minimo di buon senso". Talmente educato Zalone che annuncia l’assenza di parolacce nel suo ultimo film per poi però precisare che in realtà ce ne saranno di meno rispetto al passato perché "quando la parolaccia ci vuole, ci vuole". Insomma tutti al cinema e chissà che guardando l’indomito impiegato Zanone pronto a tutto pur di tenersi il posto fisso, tanti italiani non si riconoscano nel personaggio e nonostante la parodia si sentano comunque di invidiare quel dipendente indisponibile alla buonuscita. Perché in fondo il posto fisso risolverebbe tanti problemi ad iniziare ad esempio dall’accesso al credito, principale punto a sfavore del lavoro a termine. 

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