Via Imu e Tasi prima casa, perché anche i sindaci sono contenti?

22 dicembre 2015 ore 17:06, Luca Lippi
Via Imu e Tasi prima casa, perché anche i sindaci sono contenti?
Solo l’eliminazione della Tasi sulla prima casa procurerà nel 2016 un minor gettito di circa 3,7 miliardi e poi va considerato un ulteriore miliardo circa per eliminare l’IMU. Un conto piuttosto salato di quasi 5 miliardi, e se da un lato le famiglie potranno giovare di una minore spesa con l’eliminazione dell’odiata Tasi, con un risparmio sulla prima casa che si stima tra i 150 fino ai 300 euro mediamente, viene lecito chiedersi dall’altro : ma le coperture finanziarie ci sono? In realtà la domanda l’abbiamo posta più volte, e un bel giorno il Presidente del Consiglio con espressione in linea con i temi sorti dalle macerie del rottamato dice:  “ci siamo fatti un mazzo così ma le abbiamo trovate”. Bene, stiamo ancora spettando che ci dica da dove uscirebbero fuori.
Essendo un tantino più realisti di Matteo Renzi, dobbiamo per forza volgere lo sguardo verso Pier Carlo Padoan ministro dell’Economia, che ha il compito di bilanciare le politiche anti-tasse con i vincoli di Bilancio che ci sono imposti dall’Unione Europea. Nei fatti non ha troppa scelta, e verosimilmente non ha mai fornito una risposta neanche lui riguardo le coperture, soprattutto preoccupato di dovere fare fronte a una Legge di Stabilità che ha avuto il primo vagito a 20 miliardi, poi a 25 col taglio di Imu e Tasi e alla fine passata a 30 miliardi. Capite bene che non è comprensibile passare ad aumentare di un terzo l’impianto di una manovra senza avere qualche sospetto! Le clausole di salvaguardia non sono scattate, ma scatteranno in misura maggiorata nel 2017 e quindi è solo una questione di tempo, sempre che si riesca a sopravvivere, la spending review è servita per i caffè della nottata passata a velocizzare il passaggio della legge di Stabilità, e allora chi le paga queste minori entrate?
I Sindaci già tremano, o fanno finta di tremare, hanno dichiarato di non essere disposti a fare altri sacrifici, e per sedare gli animi Matteo Renzi ha già mandato a dire di “stare sereni”: “stiano tranquilli, rimborserò ai Comuni il minor gettito della Tasi, paro-paro”. E allora reggetevi forte perché in quel “state sereni” e nella calma piatta da parte dei sindaci c’è la Local tax , il nuovo balzello unico che dovrà accorpare i diversi tributi minori imposti dalle Amministrazioni locali, a procurare questo “paro-paro” con il fatto che le promesse di riduzione delle tasse restino solo promesse e che le tasse, quelle che già paghiamo minacciati da una scure fiscale sempre più tagliente, diventino solo un cambio di nome. Non a caso, la local Tax entra in vigore dal 2016, fa parte della Legge di Stabilità 2015 (quella dello scorso anno per capirci) e quindi non avendone parlato nessuno è piuttosto evidente che da questa nuova tassa passa il mitico “state sereni” di Matteo Renzi.

La Local Tax non è altro che una serie di tasse locali riunite in un'unica tassa, al momento senza variazione delle singole aliquote. 
Saranno unificate Imu e Tasi (21,1 miliardi di euro); l’addizionale comunale Irpef (4,1 miliardi di euro); l’imposta sulla pubblicità (426 milioni di euro); la tassa sull’occupazione degli spazi e aree pubbliche (218 milioni di euro); l’imposta di soggiorno (105 milioni di euro) e l’imposta di scopo (14 milioni di euro), il gettito totale si aggira sui 26 miliardi di euro:soldi che i Sindaci dovrebbero incassare direttamente. Questo è come è stata presentata lo scorso anno dallo stesso Ministro Padoan, non possiamo fare altro che attendere fiduciosi il cortese cenno di riscontro.

autore / Luca Lippi
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