Caro Tiziano Ferro, i figli non si comprano

22 dicembre 2016 ore 11:36, Fabio Torriero
Premessa: sono un ammiratore di Tiziano Ferro. Ne ho sempre apprezzato e amato le qualità musicali, artistiche, umane. Riconoscendo ai suoi testi una profondità lacerante ed emozionante (un po’ attenuatasi da quando si è “rivelato”). Ma evidentemente, ho pensato, la confessione circa la sua identità sessuale, gli ha dato pace.
Quindi, il mio sfogo di oggi non nasce da un pregiudizio. Ma da un autentico dispiacere.
Ferro fa tendenza, riempie gli stadi, pertanto le sue canzoni non possono essere unicamente il frutto di un solipsismo poetico, dovrebbe anche considerare l’effetto pubblico, l’influenza sui giovani: un dato non da poco.
Nell’intervista a “Vanity Fair”, spiegando le ragioni che lo hanno spinto a vivere in America, ha ammesso che vorrebbe fare un figlio, anche da solo, per “vedere ancora tanta felicità negli occhi di qualcuno”.

Caro Tiziano Ferro, i figli non si comprano
Ci risiamo: i legami familiari ridotti a semplice sentimentalismo soggettivo. Tutte proiezioni individuali, tutte cose da prendere, da raggiungere e possedere per il nostro piacere. Desideri che devono diventare obbligatoriamente diritti. La parola amore inflazionata e usata in modo distorto. Fare un figlio da solo, innanzitutto denota, evidenzia, denuncia, una tristezza infinita (mentre la famiglia è felicità, legame, relazione, dono); poi, esalta una concezione di vita destinata a legittimare e normalizzare l’utero in affitto. Risultato: per vedere la felicità negli occhi di un bimbo (ma siamo sicuri che sarà felice?), lo compro e lo prendo (in verità, per la mia felicità).
Un amore falso che nega il diritto ad un bambino di avere un padre e una madre, di essere il frutto di un amore, di un progetto di vita, non di una pulsione dell’io.
Caro Tiziano, parafrasando alcune tue canzoni, se “il sole splende per tutti”, fallo splendere anche per questo eventuale bambino. E se vuoi “fargli un regalo”,  costruisci intorno a lui una vera felicità. 

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