Le mamme sfidano la Polizia Postale (ma anche leggi e pericoli) e postano le foto dei figli

22 febbraio 2016 ore 11:24, intelligo
Scorre su Facebook la lotta alla pedofilia ma non solo della Polizia Postale che avverte con la pagine "Una vita da social"di non postare foto che ritraggano i figli. Come se già non si sapesse...  L'invito inizia con un "Se sono la cosa più cara al mondo", e la riflessione riguarda anche la libertà dei bambini di condividere la propria vita sul web da soli, potendo scegliere. 

PERICOLI SOCIAL: Per far capire il danno che si può provocare ai figli postandoli sui social, snocciolano dati: circa la metà delle foto condivise sui social approdano in siti pedopornografici.
 
Le mamme sfidano la Polizia Postale (ma anche leggi e pericoli) e postano le foto dei figli
E voi pensate che tutti i genitori hanno ringraziato? Macché.
Il contrario, l'hanno presa come ordine contro "la sifda delle mamme" che consiste nel postare i propri figli su Fb. E il popolo web è insorto al grido della loro libertà di scegliere ciò che è meglio per i figli. Ne è sorta una catena di sfida ancora più consistente che sta facendo discutere. Ma un figlio ha il diritto di scegliere, il diritto alla privacy? Tanto più che condividere su Facebook non significa condividere solo con chi si conosce, purtroppo da quel momento il bambino è alla mercè di sconosciuti. Sono i tag a rendere le foto dei propri figli accessibili ad altri profili sconosciuti e sarebbe almeno prudente chiudere i contatti solamente a chi si conosce e oscurando il volto del piccolo. 
Anche se essere mamma è una condizione di orgoglio, tanto più lo deve essere mostrare il proprio figlio con intelligenza, perchè dall'altra parte del web non si sa chi c'è. 

PERICOLI SU SITI E APP: Non va dimenticato quanto emerso in merito alla raccolta, all'utilizzo dei dati personali e alle autorizzazioni delle richieste per scaricare le app su smartphone e tablet, presenza di pubblicità e rischi che i bambini vengano reindirizzati verso siti non controllati.
"Occorrono siti e app a misura di bambino" – sottolineò il Presidente Antonello Soro che collaborò col Global Privacy Enforcement Network - "I risultati dell'indagine condotta dagli esperti del Garante italiano evidenziano che siamo ancora molto lontani da una corretta tutela dei dati dei minori. E' sempre più evidente che quasi tutti i bambini tra gli 8 e i 13 anni usano strumenti tecnologici collegati in rete, ma non sono adeguatamente protetti. Molte società che gestiscono siti e sviluppano app – continua Soro – dimostrano un approccio irresponsabile nei confronti dei minori. Naturalmente, i genitori devono seguire i loro figli in questo percorso di crescita anche tecnologica. Il Garante della privacy continuerà a vigilare e a intervenire contro ogni forma di abuso, sia in Italia, sia all'estero assieme ai colleghi del GPEN".


COSA DICE LA LEGGE: E ricordatevi mamme: la tutela dei minori è consacrata dalla Costituzione, quando sancisce che la Repubblica italiana protegge l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 2 e 31, comma II, cost.).
I diritti dei minori sono, inoltre, garantiti dalla legislazione ordinaria civile e penale.
La tutela dell’immagine della persona, nella fattispecie del minore, è caratterizzata da una regolamentazione a parte e la legge sul diritto d’autore prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso (art. 96 legge n. 633/1941).
E se non volete rifarvi alla nostra legislazione, almeno tenete conto della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176. 

autore / intelligo
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