Cig su facendo perdere 280mln di reddito. Siamo il Paese dal salario d’ingresso più basso

22 febbraio 2016 ore 12:43, Luca Lippi
Dal rapporto “gennaio 2016” dell'Osservatorio Cig della Cgil, elaborato delle rilevazioni sulla cassa condotte dall'Inps, si precisa che le ore di cassa integrazione guadagni (Cig) nel mese di gennaio sono state 56.933.097 e che l'aumento è legato, nella quasi totalità, alle ore di Cigs (cassa integrazione guadagni straordinaria) che hanno segnato un incremento del 70,40% sul mese precedente e del 69,61% su gennaio 2015. Dinque la Cig è di nuovo in crescita, con un incremento del 33,86% rispetto a dicembre 2015 e del 12,84% rispetto a gennaio 2015. Nel solo mese di gennaio i lavoratori in Cig hanno perso in totale circa 218 milioni di euro del reddito al netto delle tasse, mentre ogni singolo lavoratore in cassa integrazione a zero ore ha subito una riduzione del salario al netto delle tasse di oltre 640 euro.

Cig su facendo perdere 280mln di reddito. Siamo il Paese dal salario d’ingresso più basso
Si legge nel rapporto: “conferma l’assenza di attività produttiva (zero ore) per potenziali 330 mila posizioni lavorative. Per recuperare la sotto utilizzazione degli impianti e la messa a regime del sistema produttivo c’e ancora molto da migliorare. Nella maggioranza delle crisi aziendali restano sempre troppo pochi gli interventi attivi, le crisi aziendali vengono costatate ma nella quasi totalità dei casi non vengono avviati interventi strutturali di miglioramento … la permanenza e la salvaguardia del proprio posto di lavoro continua a trovare una sola risposta dall’attivazione dei contratti di solidarietà, con l’effetto che la crisi continua ad essere suddivisa tra i lavoratori, ma non superata. Contratti di solidarietà che rappresentano una risorsa positiva e un freno ai licenziamenti ma anche il limite della situazione occupazionale e produttiva”.
Le regioni dove a gennaio la richiesta di ore di Cig è tornata a salire sono Piemonte, Toscana, Umbria, Lazio e Molise. I settori più in difficoltà e con più ore richieste restano quello meccanico (con un aumento del 98,87%) e i settori del commercio e dell’edilizia, che però registrano una riduzione delle ore rispetto al mese precedente. Tuttavia nel settore del commerco e dell’edilizia c’è una considerazione da fare, a seguito delle continue cessazioni di attività, la base di calcolo per qualcunque rilevazione statistica diminuisce drammaticamente e quindi i numeri inesorabilmente tendono a diminuire. Questo non significa che si determini un rallentamento del fenomeno, piuttosto il contrario. Se le rilevazioni fossero prodotte in percentuale riferendosi alla mutata base di calcolo, i numeri sarebbero enormemente più preoccupanti.
Aggiungiamo altresì che l’Italia è fanalino di coda in Europa sul fronte delle retribuzioni, la certificazione ci viene offerta dal Willis Towers Watson notificando che il Belpaese rimane nelle ultime posizioni della classifica media degli stipendi. L’indagine, che confronta 15 economie del vecchio continente, vede l'Italia posizionarsi, come lo scorso anno, all’ultima posizione per quanto riguarda i salari d’ingresso con una media di circa 27.000 euro. Guadagna, invece, una posizione sul fronte delle retribuzioni dei middle manager, posizionandosi all’undicesimo posto con una media che sfiora i 71.000 euro, seguita solo da Francia, Svezia, Finlandia e Spagna. Eppure le merci italiane verso i mercati oltreconfine risultano essere ancora le più costose a causa della pressione fiscale (nonostante il minor costo del lavoro) e quindi subiscono un forte freno danneggiando le esportazioni su un mercato interno già devastato dalla crisi occupazionale che non trova alcuna soluzione strutturale.

autore / Luca Lippi
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