Gloria Rosboch, per Meluzzi "Gabriele come un vampiro. E la prof la vittima perfetta"

22 febbraio 2016 ore 12:53, Lucia Bigozzi
“Come un vampiro che trae nutrimento dalla manipolazione degli altri”. E’ il profilo di Gabriele De Filippi accusato dell’omicidio della ex prof Gloria Rosboch che da criminologo e psichiatra traccia Alessandro Meluzzi. Nella conversazione con Intelligonews l’analisi tecnica si allarga alla madre vista come un prototipo di madri “che iper-investono sul ‘pupo’ come una compensazione delle loro frustrazioni, delle loro fragilità, incapaci di dire die no che fanno crescere”. 

Chi è il giovane arrestato per il delitto della sua ex prof? Abile truffatore o persona con problematiche irrisolte? Da criminologo che profilo traccerebbe? 

«Potrebbe essere un soggetto con un altissimo grado di narcisismo, un altissimo grado di megalomania, un altissimo grado di trasformismo sia dal punto di vista delle dinamiche sessuali e di genere, sia dal punto di vista del profilo di personalità e delle opzioni sessuali. Come per molti di questi narcisisti e megalomani, potrebbe essere proteiforme, ovvero ha alla base una struttura del sì fragile al punto tale che deve costruire una quantità di io fittizzi attraverso cui utilizza e manipola gli altri. Questa manipolazione rappresenta il suo nutrimento e fa di lui un vero vampiro. Anche perché avendo affinato tecniche di seduzione efficaci, finisce col fare della manipolazione degli altri la vera ragione del suo essere. C’è’ un però…».

Quale?

«Essendo totalmente privo di empatia questo tipo di persona, cioè di condividere le emozioni e i sentimenti, i dolori degli altri, diventa un manipolatore freddo e cinico che usa l’altro di cui ha bisogno per nutrirsi, di qui la definizione di vampiro. Quindi utilizza gli altri sempre come mezzo e mai come fine, ovvero come fossero cose, oggetti da manipolare»

Come legge il rapporto con la ex prof?

«La donna era una persona estremamente fragile, una adolescente di 49 anni, cresciuta con due genitori diventati anziani, con una madre con la quale, probabilmente, aveva un rapporto simbiotico visto che le apriva la posta, ma con uno scarsissimo patrimonio di esperienze affettive ed emotive che potessero farla maturare. Da questo punto di vista, era la vittima perfetta di un soggetto come questo, perché manipolabile; perfetta perché capiente dal punto di vista economico, perfetta perché fragile; perfetta perché ansiosa di trovare un minimo di affetto, di tenerezza, di identità. Lui prometteva tutto questo; un’identità futura più gratificante e adulta, una mitizzazione da Cote d’Azur, oltre alla liberazione dalla famiglia che forse la donna viveva. Insomma, le prometteva un po’ di felicità e invece, sono arrivati prima il furto, poi la morte»

Come valuta in tutto questo il ruolo della mamma che finora tace di fronte agli inquirenti? E’ il clichè della madre che protegge il figlio? 

«Le mamme tendono spesso a proteggere il figlio. In questo caso, è un po’ difficile dal punto di vista psicopatologico ritenere che non vi sia un qualche tipo di influenza materna sul ragazzo. Solitamente, ma non è detto che questo sia il caso, le madri dei narcisisti megalomani patologici, hanno le caratteristiche di madri che iper-investono sul ‘pupo’ come una compensazione delle loro frustrazioni, delle loro fragilità, incapaci di dire dei no che fanno crescere, tendendo – anzi – a fare diventare il bambino una sorta di totem crudele al quale si genuflettono per ottenere la compensazione delle loro frustrazioni e dei loro bisogni»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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