Giubileo della Curia, "la Chiesa non crolla" per il Papa. Per Rupnik sarà "bella", non "brava"

22 febbraio 2016 ore 13:09, Americo Mascarucci
Giubileo della Curia, 'la Chiesa non crolla' per il Papa. Per Rupnik sarà 'bella', non 'brava'
Papa Francesco ha celebrato in occasione della Solennità della Cattedra di San Pietro, il Giubileo della Curia romana, del governatorato e delle istituzioni collegate con la Santa Sede.
Francesco ha preso spunto dalla domanda che Gesù ha rivolto agli apostoli "Voi, chi dite che io sia?",per rimarcare come tutti non possano esimersi dal rispondervi. 
Rispondere a questa domanda è dunque un imperativo morale "ma – ha specificato il Papa - in essa non c'è nulla di inquisitorio, anzi, è piena di amore!Il primo chiamato a rinnovare la sua professione è il successore di Pietro" ha poi aggiunto Francesco parlando di se stesso e del ruolo che il pontefice è chiamato a svolgere. 
“Cristo - ha proseguito Francesco - è la pietra su cui dobbiamo costruire. Lo ricorda con parole espressive sant'Agostino quando scrive che la Chiesa, pur agitata e scossa per le vicende della storia, non crolla, perché è fondata sulla pietra, da cui Pietro deriva il suo nome. Non è la pietra che trae il suo nome da Pietro, ma è Pietro che lo trae dalla pietra; così come non è il nome Cristo che deriva da cristiano, ma il nome cristiano che deriva da Cristo.La pietra è Cristo, sul fondamento del quale anche Pietro è stato edificato".
Poi aggiunge: "Ai pastori, anzitutto, viene richiesto di avere come modello Dio stesso che si prende cura del suo gregge. Il profeta Ezechiele ha descritto il modo di agire di Dio: Egli va in cerca della pecora perduta, riconduce all’ovile quella smarrita, fascia quella ferita e cura quella malata. Un comportamento che è segno dell’amore che non conosce confini. È una dedizione fedele, costante, incondizionata, perché a tutti i più deboli possa giungere la sua misericordia. E, tuttavia, non dobbiamo dimenticare che la profezia di Ezechiele prende le mosse dalla constatazione delle mancanze dei pastori d’Israele. Pertanto fa bene anche a noi, chiamati ad essere Pastori nella Chiesa, lasciare che il volto di Dio Buon Pastore ci illumini, ci purifichi, ci trasformi e ci restituisca pienamente rinnovati alla nostra missione. Che anche nei nostri ambienti di lavoro possiamo sentire, coltivare e praticare un forte senso pastorale, anzitutto verso le persone che incontriamo tutti i giorni. Che nessuno si senta trascurato o maltrattato, ma ognuno possa sperimentare, prima di tutto qui, la cura premurosa del Buon Pastore". 
La mattinata si è aperta con una meditazione del gesuita Marko Rupnik alle 8.30 in aula Paolo VI, intitolata "La Misericordia nella nostra vita quotidiana" seguita poi, a partire dalle 9.15 da una processione verso la Porta santa a cui ha partecipato il Papa. 
Alle 10.30, infine, la messa a San Pietro presieduta da Bergoglio. 
Rupkin teologo e artista, considerato in Vaticano fra i massimi ispiratori del modello di "Chiesa in uscita" tanto cara a Francesco, come riportato da Radio Vaticana ha detto: "In qualche modo, non la Curia Romana, ma ogni Curia rischia certamente la tentazione di acquisire un carattere un pò para-statale, para-imperiale, come nel passato. Ed è una tentazione tremenda: perché questo mette nel cuore la funzione, la struttura, l’istituzione, l’individuo che è in funzione di far vedere al mondo che viviamo il Cristianesimo come una realtà individuale. La Chiesa - ha aggiunto - si contraddistingue per un modo di strutturarsi, di governare, di dirigere, di gestire che è comunione, che è inclusione. Dietro una Chiesa brava - ha osservato - non si incamminerà mai nessuno, ma ciò avverrà di fronte a una Chiesa bella, che dentro i suoi gesti e le sue parole faccia emergere un altro, il Figlio e, ancor più, il Padre: così l’uomo potrà diventare luogo della vita, come comunione e misericordia".
   

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