Pubblica Amministrazione: boom per le consulenze esterne +60% di spesa

22 febbraio 2016 ore 13:58, Luca Lippi
È noto che gli ultimi governi succedutisi hanno puntato gran parte della Spending Review sulla massiccia politica delle privatizzazioni, soprattutto riferendosi alle partecipate che pare siano il buco nero nel quale si polverizzano gran parte dei milioni di euro che gravano sulle casse dello stato. Tuttavia, contestualmente pare proprio non ci sia nessuna possibilità di fermare un’altra emorragia che è quella delle spese sostenute per le consulenze esterne nonostante al servizio dell’amministrazione pubblica vi siano diverse professionalità a stipendio in grado di svolgere egregiamente il compito di rilasciare pareri e consulenze su ogni problematica relativa al corretto svolgimento delle pratiche della Pubblica Amministrazione.

Pubblica Amministrazione: boom per le consulenze esterne +60% di spesa
Sta di fatto che il numero dei consulenti e collaboratori esterni ha superato quello dei dipendenti. Lo rileva il Ministro Marianna Madia riportando al Parlamento i dati emersi dall’Anagrafe delle prestazioni per il monitoraggio e la trasparenza della spesa pubblica.
Nel 2014, i consulenti esterni ingaggiati dalla Pa sono stati 176.855, mentre i dipendenti impiegati negli uffici sono 155.839. E in un solo anno (dal 2013 al 2014), la percentuale di consulenze esterne è cresciuta del 61,32%.
Mentre negli anni precedenti alla rilevazione sia stata certificata una flessione (seppure esiziale) del ricorso alla consulenza esterna, purtroppo dal 2014 c’è stata una nuova recrudescenza del fenomeno con un boom delle consulenze esterne che sono costate alla nostra pubblica amministrazione più di 1 miliardo e 190 milioni di euro (contro i quasi 737 milioni e 880 mila sborsati l’anno prima). 
Per essere più precisi: il numero degli incarichi conferiti a risorse esterne è cresciuto, nel 2014, solo dell’1,55%, tuttavia quello degli incarichi liquidati è salito del 40,24%. Di riflesso, la percentuale delle persone interpellate per fornire consulenze esterne è aumentata del 15,66%, mentre quella delle persone pagate per l’incarico che era stato assegnato loro è cresciuta del 47,94%.
I compensi: quanto hanno guadagnato questi professionisti che sarebbero (e non lo sono) più qualificati dei tecnici della Pa? Mediamente 4.422 euro al mese, il 15,03% in più di quanto preso dai loro “colleghi” nel 2013 quando il compenso medio si era fermato a 3.844 euro mensili. 
I consulenti interpellati dalle Regioni e dalle autonomie locali sono quelli che hanno guadagnato di più perché le loro paghe sono cresciute, in un solo anno, del 113,28%. Ma è andata bene anche a chi ha fornito consulenze esterne nei settori della Ricerca (+56,17%), della Scuola (+55,20%), dell’Università (+45,66%) e della Sanità (+33,19%). E a chi è stato chiamato per lavorare, da esterno, nei ministeri, nei dipartimenti della presidenza del Consiglio o nelle Agenzie fiscali: il suo compenso è cresciuto, in un anno, del 32,11%.
Purtroppo non possiamo limitarci a parlare esclusivamente di “tendenze” queste sono vere e proprie anomalie che lasciano interdetti sia gli osservatori esterni e ancor più quelli interni che per primi dovrebbero rivendicare una professionalità se proprio non avessero l’esigenza di rivendicare la loro utilità all’interno della PA.

autore / Luca Lippi
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