Immigrazione, Tonelli (Sap): “Gentiloni certifica che avevamo ragione noi. A Renzi dico…”

22 gennaio 2015 ore 16:15, Lucia Bigozzi
gianni tonLe parole del ministro degli Esteri sono ‘musica’ per le orecchie di Gianni Tonelli, battagliero segretario del Sap (sindacato autonomo di Polizia) che a Intelligonews spiega i rischi che l’Italia corre, senza tralasciare le ragioni “del fallimento di Mare Nostrum”. Domani consegnerà un pacchetto di misure anti-terrorismo nelle mani del premier. Il ministro Gentiloni ha parlato di “rischio infiltrazioni dall’immigrazione”. E’ un autogol del ministro o è l’ammissione di ciò che la maggioranza di governo finora ma minimizzato? «Le seconda opzione. Mi sembra che l’ultimo ministro in ordine di tempo arrivato nella compagine di governo si sia reso conto di una realtà elementare. Per fortuna c’è una persona con cui si può parlare. Sono ormai passati nove mesi da quando ho visitato i centri di Pozzallo, Mineo, Reggio Calabria e Taranto che vado spiegando che il Paese è a rischio per due motivi». Quali? «Il primo riguarda il profilo sanitario e di questo abbiamo già ampiamente parlato, il secondo è relativo al profilo criminale e terroristico. Le persone che entrano nel nostro Paese non si sa chi sono e con quali finalità raggiungono le nostre coste; la maggiorparte arriva da zone ad altissimo rischio per i due profili che ho descritto; molti si rifiutano di sottoporsi ai controlli sanitari o al fotosegnalamento. In Italia arrivano 170mila persone che interagiscono liberamente con la nostra comunità». La vostra denuncia, però, è rimasta inascoltata. Perché? «Purtroppo è così. La definisco una parodia sul teatrino dell’Italia: la nostra posizione che non è ideologica ma pragmatica e di buon senso, è stata osteggiata da tutti, sia all’interno del Dipartimento di Sicurezza, sia negli ambienti sindacali, sia in quelli governativi. Noi siamo semplicemente tecnici che continuiamo a ripetere un concetto molto semplice: se si mette la mani su una fiamma che arde, ci si brucia. Oggi il ministro Gentiloni certifica che quello che abbiamo sempre detto nell’interesse della collettività era vero. In Italia non servono scienziati, bensì occorre innalzare il vessillo del buon senso perché si è perso la logica naturale delle cose: se entrano 170mila persone in gran parte da aree che brulicano di terroristi, è verosimile pensare che l’Italia sia il canale scelto per l’ingresso in Occidente? Se uno è in grado di dare una risposta diversa, si accomodi pure…». Secondo lei nelle parole di Gentiloni si può leggere anche la certificazione del fallimento di Mare Nostrum? «Io ce la leggo. Poi si sa, in Italia la neve è diventata calda e il fuoco freddo… negli ultimi venti anni non esiste più il concetto di giusto o sbagliato, ogni giorno ciascuno può ribaltare i piani a seconda delle proprie convenienze. Il risultato è che i ragazzi crescono senza il concetto di ciò che è bene e ciò che è male, quali sono i modelli positivi e quali quelli negativi… eppoi ci lamentiamo». La Farnesina in una nota ha in parte corretto il rito precisando che “stabilire generiche relazioni tra terrorismo e immigrazione, oltre ad essere privo di senso, significherebbe fare un regalo ai terroristi. Di fronte ai rischi di infiltrazioni comunque vigilano le nostre forze di sicurezza e l'intelligence”. Come commenta? «Non mi stupisce che una coraggiosa e spontanea affermazione del ministro degli Esteri sia stata oggetto, evidentemente, di reprimende e correzioni in corsa, ma la sostanza non la si può cambiare. Nel Paese si vigila con gli uomini, non con le intenzioni o con i proclami». A proposito di vigilanza: dopo i fatti di Parigi è stato innalzato il livello di allerta e rafforzati i controlli. Ma con quali mezzi per gli operatori di Polizia? «L’attività di Polizia si fa con gli uomini, con la formazione, con la professionalità; non certo tagliando 251 uffici di Polizia tra i quali la Polizia Postale che vigili sul web, uno dei canali più battuti dai terroristi; non chiudendo gli uffici di Polizia di frontiera che verificano il corretto ingresso delle persone, non determinando  un vuoto organico di 18mila unità nella Polizia e 40mila unità nelle altre forze di polizia; non tagliando la professionalità sacrificando 24mila ufficiali di polizia giudiziaria di cui 14mila ispettori e 9mila sovrintendenti sull’altare della spending review». Cosa proponete in concreto? «Bisogna concretamente fare come è stato fatto in Francia: da tempo hanno seguito la strada della riforma dell’apparato di sicurezza per razionalizzare; hanno accorpato tutto sotto il ministero dell’Interno e hanno diviso le competenze per materia e territorio. Poi dopo i fatti di Parigi hanno scoperto che i vecchi modelli formativi non sono più adatti per affrontare i terroristi, soggetti che cercano il martirio con la volontà di uccidere. Per questo hanno deciso, nonostante gli uomini delle forze di polizia fossero già a pieno regime, di arruolarne altri 2800 e di stanziare 500 milioni di euro compreso il capitolo formazione». Tra l’altro proprio in questi giorni in Italia aumentano le espulsioni di persone ritenute sospette dagli inquirenti. Servirebbe un ‘modello Francia’?   «Noi domani invieremo la nostra proposta per fronteggiare il rischio reale del terrorismo al premier Renzi con una serie di punti dettagliati e concreti, elaborata dai migliori istruttori della Polizia di Stato. Si tratta di una serie di provvedimenti che costeranno poche decine di milioni all’anno. Voglio vedere se in questo Paese dove si spendono diversi milioni per le campagne elettorale si riesce a trovare 30-40 milioni per la sicurezza dei cittadini…».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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