A marzo i medici poggiano il bisturi: troppi tagli, quali investimenti?

22 gennaio 2016 ore 9:58, Americo Mascarucci
I medici tornano ad incrociare le braccia.
Lo avevano già fatto il 16 dicembre scorso ma oggi annunciano una nuova mobilitazione non avendo trovato ascolto alla richieste avanzate un mese fa. La mobilitazione è in programma il 17 e 18 marzo, promossa da tutte le sigle sindacali del comparto che hanno lamentato l’insofferenza per i tagli alle prestazioni sanitarie annunciati dal Governo, il mancato rinnovo del contratto nazionale fermo da 7 anni, e l'impossibilità di garantire il diritto alla salute per tutti.
"La nostra mobilitazione prosegue perché non siamo stati ascoltati e non abbiamo ricevuto risposte concrete alle richieste mosse con la manifestazione e lo sciopero dello scorso dicembre" - spiega all'Adnkronos Salute Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, al termine della riunione dell'Intersindacale che ha proclamato l'astensione dal lavoro. "Continuiamo la mobilitazione - prosegue - non solo come denuncia di una sanità a pezzi, ma anche per ricostruire un sistema sanitario pubblico che sia in grado di tutelare la salute dei cittadini senza che siano costretti a rivolgersi al privato o a non curarsi a causa di barriere all'accesso al Ssn come ticket e liste d'attesa"

A marzo i medici poggiano il bisturi: troppi tagli, quali investimenti?
A rincarare la dose ci ha pensato il segretario di Anaao-Assomed (Associazione medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale) Costantino Troise: "Le questioni che abbiamo posto al Governo a dicembre, come il nodo della sostenibilità economica della Sanità pubblica, il ruolo professionale dei medici e la garanzia del diritto di cura ai cittadini – ha detto – sono rimaste tutte sul tappeto e non vi è stata alcuna interlocuzione. Noi siamo sempre più convinti che ci sia il rischio concreto di un tracollo della sanità pubblica e insieme del ruolo e del valore del nostro lavoro. Pensiamo siano cose che interessino i cittadini, non solo la nostra categoria. Il diritto alla salute e ad avere servizi omogenei in tutte le regioni – ha rincarato Troise – sono fortemente a rischio con questa visione solo ragionieristica della sanità pubblica, a vantaggio di quella privata". 
Insomma troppi tagli e poche risorse, ma soprattutto scarsa volontà politica di potenziare il comparto sanitario pubblico obbligando l'utenza a rivolgersi a quello privata.
"Le annunciate assunzioni non ci sono ancora state – ha denunciato Troise– mentre ciò che c’è di concreto sono i tagli della legge di Stabilità e l’assenza di un progetto complessivo per la Sanità pubblica".
Poi l'affondo più duro:"Siamo costretti - attacca Troise - ad assistere all'attacco e al crollo di un patrimonio comune fondamentale. Un patrimonio che si mantiene in vita proprio grazie ai medici. E non si capisce tutto questo quale posto occupi nell'agenda del Governo. Vediamo solo una politica tesa a ridurre il finanziamento e comprimere l'offerta. Con la nostra protesta unitaria ribadiamo con forza che serve un patto con i medici che garantiscono il funzionamento del sistema. Senza i medici non c'è salute".
E allora, tutti in piazza
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