Quanto sono sicure le banche? I nostri consigli oltre il “terrorismo mediatico”

22 gennaio 2016 ore 12:07, Luca Lippi
Tutti quanti stanno chiedendosi quanto sia sicuro il sistema bancario nazionale rispetto alla concezione dello stesso di qualche tempo fa, soprattutto con l’insorgenza del bail-in. Intanto è utile spiegare cos’è il bail-in e anche cos’era il bail-out. 
Bail-out: è il salvataggio, da parte di uno Stato o di un insieme di Stati o comunque dall’esterno, di un’istituzione che si trovi in uno stato di insolvenza. Con riferimento al settore privato, il bail-out è stato applicato alle istituzioni finanziarie, quali banche e assicurazioni. Il motivo risiede nel ruolo speciale che queste istituzioni svolgono. Le banche gestiscono, infatti, il sistema dei pagamenti e finanziano le imprese: un blocco di queste attività comporta, quindi, costi molto elevati per l’economia. Ciò vale soprattutto quando un intermediario ha una rilevanza sistemica, cioè quando la sua dimensione fa sì che un eventuale fallimento provochi un effetto a catena, coinvolgendo altri intermediari. 
Bail-in: è esattamente il contrario del bail-out, cioè il salvataggio di un’istituzione che si trovi in uno stato di insolvenza è demandata agli investitori interni all’istituzione in default  e non più da interventi esterni. Ora è utile concentrare l’attenzione sulla definizione più estesa di Bail-out, esattamente quando diciamo che “Le banche gestiscono il sistema dei pagamenti e finanziano le imprese: un blocco di queste attività comporta costi molto elevati per l’economia. Ciò vale soprattutto quando un intermediario ha una rilevanza sistemica, cioè quando la sua dimensione fa sì che un eventuale fallimento provochi un effetto a catena, coinvolgendo altri intermediari”.

Quanto sono sicure le banche? I nostri consigli oltre il “terrorismo mediatico”
Detto questo possiamo rassicurare i risparmiatori sulla solidità del sistema bancario giacché ormai se questo dovesse “scricchiolare” sono gli investitori dell’istituto a doverne subire le conseguenze? Intanto è utile dire che si parla di fallimento, e in caso di fallimento in ogni caso, che fosse ancora in vigore il Bail-out o ora il Bail-in a rimetterci sono gli investitori. Il caso più eclatante è quello del Banco Ambrosiano ed il caso gemello delle quattro banche fallite note alle cronache. Ne riportiamo la cronaca, perché è simile come lo sarebbe qualsiasi fallimento di un istituto di credito prima e dopo l’introduzione del Bail-in.
Fallimento Banco Ambrosiano: L'istituto, è nato nel 1896 per volontà dell'avvocato Giuseppe Tovini, la gestione dei primi 60 anni di attività dell'istituto fu improntata ad una grande prudenza: depositanti erano principalmente ricchi borghesi milanesi e uno dei maggiori azionisti erano i brianzoli fratelli Vismara. La prima crisi del Banco risale al 1977, da qui a partire dal 17 aprile 1978, alcuni ispettori della Banca d'Italia analizzarono la situazione del Banco Ambrosiano e denunciarono molte irregolarità. Passata la crisi, In seguito il Banco si trovò ad affrontare una prima crisi di liquidità, mentre una seconda crisi di liquidità nel 1980 fu risolta grazie a un nuovo finanziamento dell'ENI di 50 milioni di dollari. Poi ci fu lo scandalo della P2 e il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, su proposta della Banca d'Italia allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi, dispose lo scioglimento degli organi amministrativi dell'istituto. Sul Banco grava un buco finanziario di 1.200 miliardi di lire, e Il 6 agosto 1982 il (vecchio) Banco Ambrosiano viene messo in liquidazione. Il Bail-out era in piena attività, eppure il Banco Ambrosiano fallì come non poteva essere evitabile e molti azionisti e correntisti ci lasciarono le penne. Poi un gruppo di banche, pubbliche e private accettarono di partecipare alla rifondazione della banca apportando nuovo capitale per 600 miliardi di lire. Il Nuovo Banco Ambrosiano si accolla cespiti, perdite e debiti del vecchio istituto. La presidenza del nuovo istituto (denominato Nuovo Banco Ambrosiano) viene affidata il 6 agosto 1982 all'avvocato Giovanni Bazoli.

Da questa vicenda si ricava la conclusione che il fallimento delle banche è avulso dall’esistenza del Bail-in o del Bail-out. Quello che è successo alle quattro banche recentemente (Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara) è esattamente quello che è accaduto al Banco Ambrosiano, oseremmo dire, in proporzione, anche in misura minore. La differenza è che le quattro banche fallite sono in realtà legate al territorio, rischiano di essere più cooperative o finanziarie di zona, nulla a che vedere con istituti di credito di grandi dimensioni come Monte Paschi o Bnl (solo per fare un esempio) che sono istituti di sistema per dimensione e quindi non soggetti a fallimento poiché comporterebbe grave crisi a un sistema delicatissimo coinvolgendo a catena tutti gli altri intermediari e questo non lo permetterebbe nessuno Stato al mondo. Reputiamo quindi irresponsabile la campagna mediatica che sta terrorizzando i risparmiatori prendendo spunto da una vicenda del tutto incomparabile rispetto alle istituzioni di cui si fa menzione troppo spesso irresponsabilmente. Il pericolo è che si crei un panico da cui potrebbe emergere la crisi di sistema senza un reale pericolo finanziario.
Il Bail-in riguarda salvataggi di sistema come quello dell’Europa nei confronti del sistema bancario Greco o Portoghese o Irlandese (non di una singola banca) e di questo l’Italia non ha alcun bisogno. Ricordiamo che a differenza di tre quarti dei Paesi dell’Ue l’Italia è il Paese che non ha avuto bisogno di aiuti dall’Ue, ha un saldo attivo di circa 80 miliardi in termini di contribuzione con l’Eurozona e il sistema bancario è uno dei più solidi al mondo, i nostri tecnici sapranno resistere alla speculazione che vuole indebolire un settore ancora molto forte (forse troppo per alcuni) per cercare di parteciparvi a buon mercato. Riguardo gli investimenti, l’Italia ha un problema assai più grave e pericoloso della crisi e della speculazione, una sostanziale ignoranza riguardo la materia finanziaria di base, che fa il paio con l’ignoranza civica e l’ignavia politica.
Quanto sono sicure le banche? I nostri consigli oltre il “terrorismo mediatico”
In conclusione pochissimi consigli che sono la base per investire con serenità il frutto dei propri risparmi:
1-Capire in cosa si sta investendo, se non si riesce, rinunciare e adottare strumenti più semplici e noti
2-Diversificare il portafoglio e non concentrare l’investimento su una sola offerta finanziaria
3-Mai mettersi su lunghe scadenze se non si è esperti
4-Mai lasciare giacenze importanti sui conti correnti e comunque mai superare 100mila euro di giacenza media (basta cointestare per dimezzare il peso)
5-Chiedere sempre consiglio al consulente preposto e non vergognarsi di dire “non ho capito”
6-Prima di investire preoccuparsi di non avere necessità importanti nel breve termine e comunque segnalarle al consulente
7-Dire con assoluta chiarezza qual’e la vostra propensione al rischio, da una scala che va da “nullo” a “poco speculativo” passando per “moderato”.
8-Prepararsi un brogliaccio di domande da fare al preposto (che sia bancario o postale o un Consulente Finanziario) perché all’impronta dovrete solo preoccuparvi di capire seguendo quello che vi viene detto. Ricordate che avete il dovere di informarvi prima di aderire a qualsiasi forma di investimento, e ricordate anche che il consulente ha il dovere contrattuale di fare l’interesse del suo datore di lavoro.

autore / Luca Lippi
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