Fibrillazione atriale: alla ricerca della verità sull'incidenza femminile

22 gennaio 2016 ore 12:31, Americo Mascarucci
La fibrillazione atriale colpisce più le donne che gli uomini ma può anche essere combattuta.
E’ una particolare alterazione dell’attività elettrica del cuore. Gli esperti affermano che in chi ne soffre la probabilità di andare incontro ad un ictus è 5 volte maggiore. Ciò si verifica perché l’organo, non contraendosi alla perfezione, genera un flusso anomalo di sangue che può portare alla formazione di coaguli a livello atriale che facilmente possono raggiungere il cervello e causare l’ostruzione dei vasi. 
Uno studio condotto da cinque esperti delle università più prestigiose al mondo di Oxford nel Regno Unito, di Sydney in Australia, di Toronto nel Canada, del Massachusetts e di Boston negli Stati Uniti d’America hanno stabilito che le donne sono maggiormente colpite dalla fibrillazione atriale.
Secondo quanto stabilito dallo studio, le donne sono colpite dalla fibrillazione atriale di più rispetto agli uomini e rischiano in maggior misura di poter essere colpite dall’ictus o da infarti. Secondo gli studi condotti dai ricercatori delle cinque celebri università, la fibrillazione atriale determina nelle donne un indice di mortalità del 12% più alto rispetto agli uomini. I ricercatori delle università del mondo anglosassone stanno cercando di comprendere con test e nuovi studi il motivo per il quale le donne sono più colpite dagli uomini, forse è una questione legata agli ormoni o allo stile di vita. 

Fibrillazione atriale: alla ricerca della verità sull'incidenza femminile
Tuttavia oggi curare questo disturbo è possibile grazie ad una tecnica operatoria messa a punto e presentata alcuni mesi fa dagli scienziati del Centro Cardiologico Monzino di Milano. Ad oggi sono 45 le persone che hanno sperimentato questo nuovo intervento. Ad un anno di distanza il successo è stato pari al 90%. 
"Si tratta di un atto chirurgico nuovo –spiegò il professor Gianluca Polvani - che si effettua in una Sala Multifunzionale a cuore battente e in toracoscopia 3D, per permettere la visione tridimensionale del campo operatorio. In sostanza, guidati dal mappaggio elettro-anatomico appena eseguito dai colleghi aritmologi, effettuiamo l’intervento ablativo con una chirurgia assolutamente mininvasiva. Pratichiamo tre piccoli fori nel torace e posizioniamo temporaneamente un ablatore che, circondando l’atrio di sinistra, garantisce la completa esclusione dei 'focolai aritmici atriali', vale a dire quelle zone di alterata funzionalità che generano l’aritmia. Dopo il chirurgo, interviene ancora l’aritmologo per verificare con un nuovo mappaggio l’avvenuta ablazione o, se necessario, per effettuare un intervento transcatetere a completamento della procedura. Possiamo parlare veramente di trattamento integrato aritmologico-chirurgico". 
Una tecnica di successo, come dimostrerebbero i primi risultati. E allora c'è da augurarsi che presto anche questa malattia trovi finalmente la metodologia migliore per essere combattuta. 
Intanto però l'ultima frontiera della scienza sembra quella di capire perché questa malattia è più comune alle donne che agli uomini. E nonostante gli studi e le ricerche, una risposta chiara e definitiva ancora non c'è. 
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