Banche, Sapelli avverte: "Nessuna crisi sistemica, unico vero problema è Mps"

22 gennaio 2016 ore 13:12, Lucia Bigozzi
“Non c’è alcuna crisi sistemica delle banche: l’unico vero problema è Mps che se non risolto rapidamente può degenerare in crisi sistemica”. E’ il campanello che Giulio Sapelli, economista, suona nella conversazione con Intelligonews, analizzando cosa sta accadendo nel nostro sistema bancario. Con un occhio alla nuova mossa di Draghi. 

E’ terrorismo psicologico o siamo di fronte a una nuova, probabile, crisi delle banche?

«No, non c’è una crisi delle banche. Tra le grandi banche ce n’è solo una in difficoltà, mentre abbiamo piccole crisi sistemiche a livello di piccole banche non governate bene e su cui Bankitalia e Consob non hanno vigilato. Detto questo, non c’è affatto una crisi sistemica ma l’unico vero problema è Mps che se non risolto rapidamente, può degenerare in una crisi sistemica»

Spieghi in parole povere cosa rischiano in questo momento i risparmiatori che hanno depositi negli istituti di credito.

«Non c’è alcun rischio per chi ha depositi negli altri istituti di credito perché non c’è alcuna crisi delle banche. La cosa da fare è evitare che quella di Mps possa diventare una crisi sistemica».

Da tecnico, qual è lo scenario peggiore che in questo momento si sente di delineare?

«Lo scenario peggiore è che non si risolva la crisi di Mps e che quindi il ‘buco’ si allarghi per la mancanza di capitalizzazione. Soprattutto preoccupa l’accumularsi di crediti inesigibili e il fatto che non si riesca a far fronte ai 40-50 miliardi necessari per rimettere le cose a posto. Ma su questo c’è la rassicurazione di Draghi che anche questa volta interverrà con il Quantitative Easing. E il primo effetto lo abbiamo già visto: le Borse si sono risollevate. Il vero problema è che le banche in questo momento possano continuare a reggere ma senza dare crediti all’industria, salvando cioè solo se stesse e non contribuendo al vero sviluppo. Il problema non è il panico ma che si continui come adesso, oltretutto dopo aver azzerato le banche popolari che erano le uniche a erogare credito. Insomma, il problema dell’Italia non è la crisi delle banche ma il ‘credit crunch’, ovvero che la banche salvino loro stesse invece che continuare a salvarsi e al tempo stesso a dare credito a imprese e famiglie».

Dal punto di vista tecnico come valuta la mossa del governatore della Bce? 

«Da tecnico avrei preferito che non l’avesse fatta: parliamo di annunci che, di fatto, allungano il brodo ma non sono il brodo caldo che cura la malattia. Draghi è specializzato in annunci e dato che le Borse vivono di aspettative, la gente si tranquillizza. Diciamo che i banchieri centrali si sono trasformati in annunciatori televisivi».

Sta dicendo che le nuove misure annunciate dalla Bce per marzo non serviranno a nulla?

«Attenzione, non è che non funzionano ma faranno di nuovo perdere tempo perché non sono misure che ci servono a livello strutturale: a noi serve la ripresa dell’economia»

In tutto questo, secondo lei, il governo Renzi cosa sta facendo?

«Il governo fa cose abbastanza buone; l’unica cosa che non fa è decidersi a capire che deve unire all’intervento privato anche quello pubblico. In altre parole, deve abbandonare la mitologia liberista, smettere di stare in mezzo al guado: non si può essere contro l’austerità senza rimettere in campo la mano pubblica se i privati non investono come dovrebbero e come sta accadendo».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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