A Bologna non solo tortellini con il menù vegano nelle scuole, ma decide il pediatra

22 gennaio 2016 ore 15:30, Andrea De Angelis
Chi l'ha detto che i bambini debbano mangiare per forza tortellini, ragù, cotolette o bastoncini di pesce? Sono alcuni dei piatti tipici delle mense scolastiche, ottimi come rapporto tra carboidrati e proteine. Ma, in un momento in cui i diritti civili stanno riempiendo le pagine dei giornali e le piazze, ecco che a Bologna c'è chi cura un altro diritto: quello di poter scegliere cosa mangiare

Non sono mancate in passato polemiche sui cibi legati alla religione, basti pensare al maiale servito sui tavoli dei più piccoli. Questioni solo in parte superate, ma ora a discriminare potrebbero essere anche gli animali serviti nel piatto. Perché magari quel bambino (non neonato, attenzione) è educato da genitori che non desiderano una simile alimentazione per lui. Conseguenza? Da febbraio sarà possibile per le mamme e i papà scegliere un menù ad hoc per i propri pargoletti senza alimenti di origine animale. Ad annunciarlo è il Comune nella consueta mail di aggiornamento sul servizio mensa (da quest’anno affidato a Ribò) inviata alle famiglie. 
A Bologna non solo tortellini con il menù vegano nelle scuole, ma decide il pediatra
A garanzia dei bambini, però, l’amministrazione esige tutta una serie di adempimenti: il modulo in cui si richiede la dieta vegana, infatti, deve essere sottoscritto da entrambi i genitori e contenere in calce la dichiarazione di presa d’atto della scelta operata dalla famiglia, firmata dal pediatra o dal medico di medicina generale che segue il bambino. La salute, insomma, prima di tutto.
Anche perché di casi di cronaca (ma anche di bufale, ad onor del vero) non ne mancano e dunque ben venga questa totale attenzione nei confronti del minore. Che poi, a ben pensarci, è ciò che ogni famiglia chiede alla scuola. Proprio due giorni fa in Spagna (ma qui la scuola, evidentemente, non c'entra proprio nulla) la notizia di un bambino di 11 mesi affetto da un caso raro di scorbuto, prodotto da un'alimentazione sbagliata. Il bambino sarebbe stato nutrito con latte di mucca in polvere fino a 2 mesi e mezzo, poi con una bevanda che conteneva principalmente latte di mandorle, farina di mandorle, sesamo in polvere e una miscela di cereali. Ma non i nutrimenti essenziali. 

Insomma, ben venga la decisione presa dal Comune anche e soprattutto perché rimanda al pediatra o al medico di medicina generale la scelta finale. Al di là di mode o possibili, seppur inconsapevoli errori.
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