Unioni civili, Fusaro: "Sì a diritti per coppie gay, ma Papa ha ragione: non tutto è famiglia"

22 gennaio 2016 ore 15:26, Lucia Bigozzi
“Sì a diritti per le coppie gay, ma il Papa ha ragione quando invita a non fare confusione con la famiglia”. Muove da qui l’analisi del filosofo Diego Fusaro nell’intervista a Intelligonews per ‘leggere’ le parole che il pontefice ha scandito ricevendo in udienza il Tribunale della Rota Romana, e che suonano come un messaggio nei giorni infuocati del dibattito sulle unioni civili. 

Come analizza le parole del Papa quando dice che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”?

«Il punto sta proprio qui: secondo me si possono legittimare unioni di ogni tipo con diritti garantiti e sicurezze, però è vero che non bisogna fare confusione. Il matrimonio indica due persone di sesso diverso; questo non vuol dire che il matrimonio abbia più dignità di altre di diversa natura. Diciamo che occorre distinguere tra il matrimonio che riguarda l’unione tra due persone di sesso diverso da altre forme di unione che pure bisogna legittimare con diritti e garanzie, ma senza chiamarle allo stesso modo. Insomma, io sono a favore dei diritti per le coppie gay ma non lo si chiami matrimonio, fa ridere perché il matrimonio in quanto tale presuppone la presenza di una mater»

Quindi ha ragione il Papa?

«Da un certo punto di vista il Papa ha ragione ma questo argomento non può essere utilizzato per negare diritti alle coppie omosessuali. Senza scomodare il Dio cristiano, mi accontento della linea aristotelica sulla famiglia, per cui la razza umana per riprodursi ha bisogno di un uomo e una donna; del resto anche gli omosessuali sono nati così. Tuttavia, questo non può essere un argomento contro gli omosessuali, o un argomento omofobo, in quanto serve a fare chiarezza concettuale. Quindi, vanno benissimo le battaglie per dare diritti alle coppie gay in modo tale che possano convivere nel pieno riconoscimento, ma lo si chiami in altro modo perché, altrimenti, si crea una sorta di absurdum logico»

Il pontefice ha aggiunto: “La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al sogno di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità”. Significa che tutti gli altri sono esclusi? 

«Anzitutto mi consenta di dire che queste cose sono giuste non perché le ha dette Dio, ma secondo natura. Io arrivo ad una analoga conclusione senza scomodare il Dio cristiano e alla stessa conclusione può arrivare tranquillamente un non credente. Attenzione: se il passaggio in questione viene letto come esclusione di chi non sta dentro questo schema, per me si tratta di un discorso inaccettabile, perché allora cosa accade per la donna e le coppie che non possono avere figli, per chi non si sposa, per chi è omosessuale? Queste persone non sono figli di Dio? Il discorso è un altro e se ho colto bene le parole del Papa, riguarda la famiglia intesa come unione – diremo con Hegel – di due sessi diversi che in nome dell’amore istituzionalizzano il loro rapporto e trovano una sintesi in un figlio. E’ la famiglia intesa in senso storico, ma questo non è un argomento contro altri tipi di coppie che hanno tutto il diritto di avere diritti. Tuttavia, non bisogna fare confusione, per cui tutto diventa famiglia; le altre unioni chiamiamole in modo diverso, proprio per evitare una confusione assurda»

Sottolineando la “sacralità e la bellezza dell’istituto familiare” definendola una “missione sempre attuale ma che acquista particolare rilevanza nel nostro tempo”, il Papa in qualche modo manda un messaggio sul ddl Cirinnà?

«Io ci leggo un riferimento al nostro tempo; un tempo in cui la famiglia è in dissoluzione. Anche senza pensare al ddl Cirinnà, basta pensare al fatto che sempre più coppie divorziano o non si sposano. Forse il Papa vuole rilanciare l’idea di un matrimonio tradizionale»

Ricapitolando: non la stupiscono le parole del pontefice?

«Beh, in linea generale direi di no, anche se secondo gli auspici di qualcuno, poteva magari riallinearsi alla tendenza in voga e dire che la famiglia è superata, è un concetto vetusto. Io penso che oggi è in atto il tentativo di delegittimare l’idea stessa di famiglia nel momento in cui si sta delegittimando il lavoro con la flessibilità e la precarietà. Io, invece, leggo nelle parole del Papa il messaggio sociale della Chiesa, all’insegna della stabilità di rapporti lavorativi, educativi, sentimentali. Il problema, a mio avviso, è che se la Chiesa fosse coerente con queste premesse, dovrebbe lottare in prima linea contro la flessibilità nel lavoro le ingiustizie sociali. La Chiesa ha una componente sociale, benemerita, ma anche lei è pur sempre una holding capitalista, per cui dal mio punto di vista c’è il paradosso di una Chiesa che fa critiche sul relativismo in astratto, e non coglie che il punto è economico; di un mondo che deve dissolvere tutto per precarizzare le esistenze. In questo senso, resto allievo di Marx più che di Bergoglio»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]