La fotografia dell'Istat condanna Renzi

22 giugno 2015, Luca Lippi
La fotografia dell'Istat condanna Renzi
L’Istat è l’istituto di statistica ed è un ente pubblico, quindi governativo. Il 17 giugno ha pubblicato il documento “indicatori del lavoro nelle imprese”. Non siamo in ritardo con il commento, è stato necessario del tempo per analizzarne il contenuto allo scopo di fornire la giusta lettura , e si nota una (sicuramente involontaria) bordata alla propaganda governativa.

L’estratto del documento Istat è il seguente: “Nel primo trimestre 2015 le posizioni lavorative nel totale dell'industria e dei servizi diminuiscono, in termini destagionalizzati, dello 0,1% sul trimestre precedente. Rispetto ai primi tre mesi del 2014, l'indice cala dello 0,8%. L'indice destagionalizzato delle posizioni in somministrazione aumenta, in termini congiunturali, del 6,9% e, in forma grezza, del 18,8% rispetto al primo trimestre 2014.
Nel complesso dell'industria e dei servizi, il monte ore lavorate diminuisce, in termini destagionalizzati, dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Nel confronto con il primo trimestre del 2014 il dato corretto per gli effetti di calendario rimane invariato.
Le ore lavorate per dipendente nel primo trimestre 2015 non mostrano variazioni, in termini destagionalizzati, sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2014, l'indicatore, corretto per gli effetti di calendario, segna un aumento dello 0,2%.

La traduzione comprensibile a tutti è che non è per niente vero che si lavora di più! In buona sostanza l’Istat ha analizzato il “numero delle posizioni lavorative dipendenti” analizzandone la qualità “attraverso” il filtro degli indici “generale e settoriale” facendo emergere un quadro contrastante rispetto a quanto dichiarato dal governo nei giorni scorsi (invero Poletti è stato intellettualmente più prudente del Presidente del Consiglio).

Per rendere la questione comprensibile, le posizioni lavorative “dipendenti direttamente” nell’industria e nei servizi proseguono in costante diminuzione dal 2011, mentre aumenta quella delle posizioni lavorative in “somministrazione” che significa “esternalizzare” il lavoro. Riguardo al monte ore lavorate per dipendente nelle imprese con almeno dieci dipendenti nell’industria e nei servizi questo è lievemente aumentato dopo il violento calo fra il 2012 e il 2013, tuttavia rispetto al periodo 2014 rimane invariato, mentre scende il monte ore lavorate totale all’interno dell’azienda.

Concludiamo questa analisi con una riflessione più ampia. E’ lezioso e contro natura analizzare dati così "a breve termine" (per “contro natura” facciamo riferimento alla visione a breve dell’evoluzione economica che per certi versi fa comodo ma non corrisponde a quella più concreta e veritiera che ricalca l’esigenza temporale di “maggiore respiro”). Il problema vero è che s’ignora un principio generale della Scienza Economica che non prevede di cibare l’economia con i debiti (il QE rientra in quest’anomalia). La pratica di aumentare il debito alimenta solamente il Capitalismo.

Stampare carta per comprare debito, e creare debito per alimentare ulteriore esigenza di stampare carta è il cane che si morde la coda e induce l’individuo a cibarsi di debito tutto il giorno fino a non poterne più, e passare il suo debito agli eredi diretti peggiorando l’aspettativa economica di intere generazioni è solo il baratro. Non c’è luce in fondo al tunnel! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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