Family Day, Mancuso: “Sappiamo chi c’è dietro alla manifestazione”

22 giugno 2015, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, affronta a 360 gradi i temi emersi dal Family Day di sabato scorso a Roma con un occhio puntato sul “dibattito aperto e inevitabile” all’interno della Chiesa e sui risultati del sinodo che si concluderà il prossimo autunno.

Un milione di persone in piazza a San Giovanni contro le unioni civili che segnale rappresentano per voi?
Family Day, Mancuso: “Sappiamo chi c’è dietro alla manifestazione”


«Una manifestazione legittima delle famiglie tradizionali me la sarei aspettata sulle non politiche familiari, negli ultimi 40 anni, dei governi in Italia. Dal punto di vista degli aiuti alle famiglie, ad esempio con provvedimenti fiscali e bonus per i bambini, siamo i più arretrati d’Europa. Questi leggi invece ci sono in quei Paesi in cui sono riconosciute tutte le forme di famiglia. Non si puà fare una contrapposizione, questo è il maggior torto che possiamo fare alla società italiana. La famiglia diversa, anzi, aiuta la famiglia tradizionale che nessuno vuole ledere, è la società che è evoluta in un altro modo. Il torto che ha avuto quella piazza è stato mixare questioni molto differenti tra loro e non aver centrato il tema vero. Dire: “Non devono avere diritti altrimenti ce li tolgono a noi” è un modo conservatore di ragionare che non porta a niente. Piazza San Giovanni non ferma la storia, la storia è questa. Ho avuto l’impressione che le famiglie siano state convocate su un’idea di paura e di odio che non c’entrano nulla, la teoria gender è una pura invenzione, in realtà non esiste, esistono studi che ci sono da decine di anni sul rispetto delle identità e delle differenze sessuali. Questioni sulle quali il mondo cattolico fa muro da decenni».

Quindi secondo lei si utilizza il gender solo come pretesto?


«Assolutamente sì, vorrei ricordare ai miei fratelli e sorelle nella fede, il fatto che nelle scuole non c’è l’educazione sessuale, non dico come materia, ma come nozioni e informazioni che portano al rispetto e alla conoscenza. L’assenza di educazione sessuale determina un aumento degli aborti tra le minorenni, un’estensione delle malattie sessualmente trasmissibili e una certa fragilità nel costruire le famiglie tradizionali. Non c’è educazione per la coppia, ci si sposa per tradizione, non per convinzione. Le coppie omosessuali esistono, se si è contro queste famiglie vuol dire che si è per il rancore e l’odio sociale».


Lei ha parlato di manifestazione «legittima», il sottosegretario Scalfarotto invece ha usato il termine «inaccettabile». Non crede che siano parole inadeguate per un rappresentante del governo?

«Scalfarotto ha espresso la sua idea, un altro sottosegretario di Ncd per due anni ha insultato le famiglie omosessuali. Questo è un governo “straordinario”, con due forze alternative come Pd e Ncd, ognuno cerca di difendere le proprio idee. Scalfarotto credo non abbia voluto negare il suo essere omosessuale, al di là di Scalfarotto però in piazza c’erano Giovanardi e più di 100 deputati di destra, come hanno diritto loro a parlare ha diritto anche Scalfarotto».

Lei ha parlato di famiglie «convocate» e di 100 deputati di destra ma in questo caso la manifestazione non era organizzata da nessun partito.

«Non siamo ipocriti non c’era il bollino di un partito ma era evidentemente organizzata e sostenuta da partiti della destra e da un pezzo delle gerarchie cattoliche. Qui nessuno è nato ieri, riconosciamo questo tipo di organizzazione, le vediamo da anni. Dopo di che io rivendico per loro il diritto di manifestare, la democrazia e il pluralismo devono aumentare. Quando si scende in piazza però si è anche sottoposti alle critiche, come avviene per il Pride».


Mons. Galatino, segretario generale della Cei, è stato freddo sulla manifestazione. Esistono due Chiese su questo argomento?


«Esiste sicuramente un dibattito dentro la Chiesta italiana, non dobbiamo dimenticare che in autunno finirà il sinodo sulla famiglia e ci saranno i documenti conclusivi che verranno proposti al Papa che poi deciderà cosa fare. E’ stato un anno di discussione molto aperta e pubblica, ci sono due parti che si contrappongono, una rigida e una disposta ad aperture. La Chiesa non è vero che rimane fissa rispetto ad alcuni valori, su tante cose ha cambiato opinione. Questo è un dibattito inevitabile, quando due conferenze episcopali come quella svizzera e quella tedesca, potentissima, approvano documenti dove dicono che su divorziati, separati e coppie omosessuali, la Chiesa deve cambiare atteggiamento, vuol dire che la discussione è aperta. Il popolo di Dio non si riduce a quella piazza, i cattolici hanno dimostrato di saper pensare con la loro testa altrimenti con i referendum non si sarebbero sconfitti l’aborto e il divorzio. Le truppe più organizzate vanno in piazza poi c’è l’opinione pubblica cattolica che è un’altra cosa».

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