Coi Valdesi la Chiesa Cattolica rischia di andare oltre il Concilio?

22 giugno 2015, Americo Mascarucci
Coi Valdesi la Chiesa Cattolica rischia di andare oltre il Concilio?
“Noi valdesi siamo una chiesa, dovete riconoscerci come tale - ha chiesto a Papa Francesco nel suo discorso di benvenuto il moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini. - Fratello Francesco - ha detto il pastore accogliendo Bergoglio in occasione della sua visita al tempio valdese di Torino - non capiamo che cosa significhi l'espressione del Concilio che ci definisce comunità e non chiese. Vuol dire che noi siamo una chiesa a metà, una chiesa non chiesa?”

Prosegue il percorso ecumenico di Francesco alla ricerca dell’unità dei cristiani. 

Dopo aver lo scorso anno chiesto perdono ai Pentecostali per quello che, in parte a torto (la storia e l’opera di Pio XI parlano chiaro), è stato definito un atteggiamento di connivenza dei cattolici verso il regime fascista che perseguitava le comunità pentecostali, ora l’ennesimo gesto di perdono, il Papa lo rivolge ai Valdesi come se la storia insegni che le colpe stanno sempre e soltanto dalla parte dei cattolici, come se le persecuzioni religiose sono state sempre e solo a senso unico, come se soltanto la Chiesa cattolica debba farsi perdonare colpe dalle altre comunità cristiane o addirittura dalle altre religioni. 

Sorvolando su questo è opportuna la richiesta dei valdesi di essere riconosciuti come Chiesa? Il Concilio Vaticano II è stato criticato dai tradizionalisti proprio sul problema dell’ecumenismo, ossia su quel riferimento ai “germi di verità” contenuti nelle altre fedi. 

Quello dell’ecumenismo ad esempio è uno dei nodi, forse il più spinoso, che impediscono il dialogo con la Fraternità San Pio X che continua a professare l’idea che la verità di Cristo risieda, solo ed unicamente, nella Chiesa cattolica fondata da Gesù Cristo sul primato di Pietro. E questo principio al di là delle interpretazioni più o meno restrittive, più o meno progressiste, è stato ribadito anche dal Concilio Vaticano II. Per questo pur avendo promosso il dialogo interreligioso, il Concilio non ha potuto riconoscere come chiese le comunità cristiane che si sono originate nel corso degli anni e dei secoli dagli scismi in seno alla cattolicità. Le ha riconosciute come comunità e non come chiese perché affermare il contrario avrebbe significato derogare dalla verità di Cristo. 

E’ scritto espressamente nel Credo che ogni domenica viene recitato in tutte le sante messe : “Credo nella Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, professo un solo battesimo per il perdono dei peccati ecc,” Riconoscere l’esistenza di altre chiese rispetto a quella cattolica significherebbe tradire questo principio che il Concilio stesso ha riconfermato in maniera chiara ed inequivocabile. La sola Chiesa di Cristo fondata sul primato di Pietro è e resta quella cattolica. Premesso ciò poi la Chiesa ha riconosciuto anche la fraternità con le comunità evangeliche e protestanti che hanno tutto il diritto di considerarsi chiese e proclamarsi come tali ma senza pretendere che sia il Papa a concedergli questo riconoscimento. Un riconoscimento che pur volendo Francesco non potrebbe dare anche perché significherebbe non favorire, ma allontanare ancora di più il percorso di unità dei cristiani. 

Perché, comunque la si pensi, l’obiettivo finale dell’unità per un cattolico non può che essere quello di riportare tutti i cristiani nell’unica Chiesa, sotto la guida del Papa di Roma, il successore dell’apostolo Pietro indicato da Gesù come capo della “sua” Chiesa. Poi si può discutere delle colpe dei cattolici e delle loro responsabilità in ordine alle divisioni nella cristianità, ma questo non può significare la rinuncia alla verità. E sebbene i tempi sono cambiati e non esistono più tribunali dell’Inquisizione, roghi e persecuzioni religiose se non nel mondo islamico (a proposito ma l’Inghilterra anglicana non ha perseguitato i cattolici?

Eppure la regina Elisabetta non ha mai chiesto perdono per questo, qualora la Chiesa arrivasse a superare il Concilio fino a riconoscere come chiese le comunità protestanti, paradossalmente, rischierebbe di commettere essa stessa come una “grave eresia”. 

Ecco perché la richiesta dei valdesi per quanto legittima dimostra nel contempo una sorta di scarsa sensibilità che certe comunioni protestanti mostrano nei confronti della Chiesa cattolica, fino a pretendere che questa disconosca se stessa.
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