Family Day, Amato: “Il popolo da solo ha fatto il miracolo. Un Beppe Grillo cattolico farebbe strike”

22 giugno 2015, Marco Guerra
Di Marco Guerra

Family Day, Amato: “Il popolo da solo ha fatto il miracolo. Un Beppe Grillo cattolico farebbe strike”
“Privi dell’appoggio della Cei e con i principali movimenti cattolici defilati è avvenuto qualcosa di miracoloso, solo i pastori che hanno l’odore del popolo possono comprenderlo”. Gianfranco Amato, presidente dell'associazione Giuristi per la vita e fra i principali promotori del Family day di sabato scorso, ancora non si capacita di come sia stato possibile portare in piazza quasi un milione di persone con solo due settimane di preparativi.  Rispondendo ad IntelligoNews resta però con i piedi per terrà: “Ora dobbiamo evitare gli errori del 2007” e avverte “per i cristiani è finita la fede a costo zero”.

Secondo il direttore di IntelligoNews sabato è stata ribadita “la sovranità del popolo procreato dalle famiglie”…

Mi pare un’analisi perfetta. Io sto girando l’Italia da un anno mezzo e quasi tutte le sere tengo un incontro pubblico. Insomma posso dire di avere il polso della situazione del popolo cattolico meglio di tanti vescovi e, ogni volta, ho la sensazione di essere di fronte un gregge smarrito che fatica a trovare punti di riferimento sia in politica sia tra i pastori della Chiesa. La piazza di sabato ha confermato che la mia intuizione era vera. Esiste un popolo ex moderato,
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che ora definirei “adirato cattolico”, che ha mandato un segnale forte a tutti coloro che credevano di poterlo rappresentare”.

La Cei ha tenuto un profilo molto basso riguardo questa mobilitazione, dopo sabato è cambiato qualcosa nel vostro rapporto con i vescovi italiani?  

“I rapporti con la Conferenza episcopale e mons. Galantino non si sono mai interrotti. Il segretario della Cei è persona intelligente ed è un acuto osservatore, quindi saprà certamente dare una giusta valutazione a quello che è successo e non potrà non interrogarsi sul fatto che forse sarebbe stato opportuno dare una diversa analisi di quello che stava accadendo. Probabilmente a lui non sono arrivati molti segnali di ciò che davvero oggi rappresenti la preoccupazione principale e prioritaria del popolo cristiano italiano: fermare questa deriva totalitaria, rappresentata dall’indottrinamento scolastico della teoria gender, che Papa Francesco continua a denunciare come una vera è propria “colonizzazione ideologica”, “uno sbaglio della menta umana che crea tanta confusione e avvelena l’anima”. Ma come fa una parte di Chiesa a non percepire la gravità della denuncia del Vicario di Cristo e la corrispondente preoccupazione di tanti genitori che appartengono al popolo cristiano?”.

Quindi secondo lei c’è un parte della Chiesa italiana che non ha compreso bene la portata storica dell’attuale sfida educativa?

Ci sono vescovi e sacerdoti coraggiosi, veri pastori, con l’odore delle pecore addosso, che hanno percepito la gravità della situazione e ci sostengono e altri, per i quali preghiamo, che questo odore non lo sentono. Su questo tema è più che mai attuale l’immagine che Gesù ha della verità come una spada che divide tra fratello e fratello”.

Ma, rispetto il 2007, secondo molti analisti il mancato sostegno esplicito della Chiesa ha dato luogo a una vera mobilitazione del basso. Paradossalmente questa situazione potrebbe dare frutti maggiori rispetto ad otto anni fa…

“Nel progetto provvidenziale di Dio credo che sia stato un bene il mancato endorsement della Cei. Attraverso un miracolo si è riuscito a dimostrare che esiste davvero un popolo che si muove senza un euro versato da uno sponsor, senza i soldi della Cei, senza adesione del Forum delle famiglie, delle Acli e di altri gradi movimenti laicali come Cl, Rinnovamento dello spirito e Focolari. Praticamente è stato organizzato tutto in 10 giorni, se si escludono i festivi, con la gente che è venuta pagandosi il biglietto del pullman e tutte le altre spese, e questo per le famiglie numerose ha rappresentato un sacrificio da non poco. A netto di tutte queste considerazioni ora abbiamo la tara che questo è un movimento di popolo, composto da famiglie che sono rimaste per 40 minuti sotto una bomba d’acqua, con coraggio e dignità senza mai lamentarsi o pensare di andarsene”.

Dunque, sabato è nata una realtà destinata a proseguire con le sue gambe?

“Una cosa è sicura: non faremo l’errore del 2007, quel family day è stato un bellissimo fuoco di paglia finito nel nulla e servito solo per lanciare carriere politiche che poi si sono rivelate deludenti. Ad esempio, che fine ha fatto Pezzotta? Questa esperienza del 2015 è certamente l’inizio di qualcosa di grande, ci ritroveremo e dovremo strutturarci creando una rete, poi vedremo alla prossima iniziativa chi avrà il coraggio di non intervenire”.

È peggio chi vi criticava in ogni modo prima dell’evento o chi ora cerca di salire sul carro del vincitore?    
 
“Sono due atteggiamenti odiosi entrambi, trovo insopportabili sia il cinismo sia l’opportunismo. Ma chi ha una prospettiva di fede e non riesce a vedere un miracolo in quello che è successo sabato vada subito a confessarsi!”.

Sul palco nessun politico, coloro che hanno voluto partecipare sono restati nella folla. È nata l’antipolitica cattolica?

“È un anno e mezzo che lo vado dicendo quasi tutte le sere negli incontri in giro per l’Italia: se uscisse fuori un Beppe Grillo cattolico farebbe strike! Chi dobbiamo votare? Chi ancora ci rappresenta? Sono queste le domande più ricorrenti in queste occasioni. I parlamentari che davvero difendono le istanze di questo mondo si contano sulle dita due mani... Giovanardi, Roccella, Pagano…poca roba considerando che Senato e Camera contano quasi mille scranni”.

Non contiamo i cosiddetti cattolici adulti?

“Cattolico è diventato un’etichetta per un contenitore vuoto. Nel governo Renzi si definiscono tutti cattolici, poi però sono favorevoli ad aborto, eutanasia, adozioni ai gay, utero in affitto.  Diciamo che il tempo della fede a costo zero è finita, l’abbiamo avuta per un lungo periodo ma ora non c’è più, adesso  probabilmente arriveranno tempi difficili in cui molti saranno chiamati a fare delle rinunce a causa della loro fede” .

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A quali rinunce e difficoltà fa riferimento?

“Dico che bisogna cominciare a chiedersi quale prezzo siamo disposti a pagare per la nostra fede. Ad esempio, l’obiezione di coscienza è un dente che traballa sempre di più, se dovessero toglierla i medici cattolici che farebbero? Si farebbero licenziare o inizierebbero a praticare aborti? Stesso discorso per gli insegnati: se passa il gender nelle scuole si adeguano ai nuovi programmi scolastici oppure rischiano il posto di lavoro pur di non concorrere a questa deriva ideologica? La gente ha il mutuo da pagare e non tutti sono disposti a finire per strada per le proprie idee”.

Lo scenario che lei prospetta è quasi apocalittico…

“Il Papa ha parlato di dittatura ideologica  e dice che bisogna opporsi ad ogni tentativo di sperimentazione educativa e che gli studenti sono utilizzati come cavie in scuole che ricordano campi di rieducazione. Allora o pensiamo che questo Pontefice è impazzito oppure è impossibile rimanere insensibili a questo grido di allarme. Invece io ho sentito con le mie orecchie sacerdoti della Chiesa cattolica sostenere che è tutta un’invenzione. Fatto sta che per il Papa il problema non sono i gay, ci mancherebbe altro, ma alcune lobby che hanno divorato anche un pezzo di Chiesa. Ma di fronte alle dittature ci sono due modi di reagire: con la connivenza o con la resistenza”.
 
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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