Brexit o Bremain: effetti e incertezze sull'export italiano

22 giugno 2016 ore 12:29, Luca Lippi
Una premessa su tutte, talmente basica che sembra perfino banale, se la Gran Bretagna rimane nell’Ue non cambia niente, tutto come prima, se la Gran Bretagna dovesse decidere per il Leave nessuno sa cosa potrà accadere, non ci sono procedure definite, non sappiamo come influenzerà i mercati, è un evento senza letteratura finanziaria e quindi nessuno è in grado di fare previsioni, il fatto che sia stato tirato dentro il discorso anche Putin che (almeno stavolta) non ha neanche fiatato, sta a significare che è buono tutto pechè ci si muove in un territorio inesplorato.
Possiamo solo riportare l’esercizio preventivo di alcuni istituti preposti a fare previsioni, ma questo non significa affatto che sia corrispondente alla realtà. 
Uno studio della Sace, gruppo assicurativo-finanziario attivo nell’export credit , avrebbe impostato la sua indagine sui danni all’export.
La Sace direbbe che in caso di Brexit il settore dell’export italiano nel 2016 si contrarrebbe perdendo dai 200 ai 500 milioni di beni esportati.
Export sempre in positivo ma in evidente diminuzione rispetto al 2015.
Le previsioni più buie di SACE riguardano però il 2017, anno in cui si prevede un ulteriore calo ed un assestamento dell’export fra il 3% e il 7%, il che equivarrebbe a circa 600-1.700 milioni di euro in meno di prodotti esportati.
Questo sarebbe giustificato dal fatto che il Regno Unito votando a favore dell’uscita dall’Unione Europea, provocherebbe un deprezzamento della sterlina di circa il 20% contro l’Euro. 
Questo deprezzamento potrebbe avere un impatto piuttosto negativo sul settore delle esportazioni italiane.
Il condizionale regna sovrano!
Sempre secondo Sace i settori dell’export a rischiare di più sarebbero i mezzi di trasporto, settore che rappresenta il 14% del nostro export e che potrebbe crollare di una percentuale che va dal -10% al -16%.
Subito dopo, a subire le maggiori ripercussioni sarebbe sicuramente il settore della meccanica strumentale che rappresenta il 16.8% di tutto l’export italiano.
Poi però la Sace dice che i settori a rischiare di meno sono il settore alimentare, quello delle bevande ed il settore tessile, ma perché? 
La richiesta di prodotti alimentari e tessili italiani infatti non si è mai arrestata neanche negli anni di crisi più acuta e questo ha indotto gli analisti a pensare che gli effetti Brexit su questi settori sarebbero solo marginali.
Il Fmi fuga ogni dubbio, definendo l’Italia uno dei Paesi a minor rischio Brexit, la Gran Bretagna rimane per noi e per le nostre esportazioni un mercato prezioso. 
Sono i dati a parlare: nel 2015 l’interscambio commerciale italiano con la Gran Bretagna si è assestato a 33.1 miliardi di euro in aumento rispetto al 2014. È lo stesso export italiano ad essere aumentato nel 2015 sempre rispetto ai dati dell’anno precedente.
Secondo la logica delle cose, le economie sono connesse al di là dell’appartenenza o meno all’Unione europea. La Svizzera non ne fa parte, ma vende e compra senza alcun problema ed i lavoratori frontalieri si spostano da una parte all’altra del confine. 
Sopravviveremo alla Brexit o alla permanenza di Londra nella Ue. Il rischio, in quest’ultimo caso, è che altri Paesi, a partire dalla Danimarca, chiedano di ottenere gli stessi vantaggi concessi da Bruxelles a Londra proprio per evitare l’uscita dall’Ue. Sono queste differenze a minare, nel medio periodo, la solidità dell’Unione.

autore / Luca Lippi
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