Direzione Pd, Richetti: “Mettiamoci d’accordo sul concetto di sinistra, ma Renzi ha prodotto eccome"

22 giugno 2016 ore 13:34, Lucia Bigozzi
“Non c’è operazione che Renzi possa proporre utile se non c’è la disponibilità a creare un altro clima dentro il Pd”. “Più che di rottamazione di pezzi oggi dovremmo parlare di un partito che sa cogliere molto di più dalle aperture alla società”. Si muove su questo filone l’analisi che Matteo Richetti, deputato vicino a Renzi ma non renzianissimo, approfondisce nella conversazione con Intelligonews. Senza tuttavia nascondere le criticità: “Si devono riconoscere gli errori fatti: anticipare così tanto la discussione sul referendum non è stata una scelta lungimirante e oggi non è facile, ma si deve assolutamente spersonalizzare quel tipo di appuntamento, riconoscendolo da parte di tutti”.

La minoranza dem con Bersani e pure con D’Alema che annuncia il suo no al referendum attacca Renzi e lui starebbe pensando a una sorta di ‘direttorio’ con anche l’inserimento dei governatori come rappresentanti del territorio, per dare un’idea di cambiamento. Può bastare? 

"Può bastare tutto questo nella misura in cui tutto il gruppo dirigente del Pd assume consapevolezza di sè e di ciò che abbiamo davanti a noi. Non c’è operazione che Renzi possa proporre utile se non c’è la disponibilità a creare un altro clima dentro il Pd e che a questo punto generi anche sui territori, sulla militanza, nei Circoli un clima diverso, perché c’è una parte del partito che alimenta una lettura di Renzi autoritaria, disinvolta, poco attenta ai valori della sinistra. Mi aspetto che questo lavoro arrivi da chi è all’opposizione di Renzi, non da chi è nello stesso partito. Dall’altra parte, si devono riconoscere gli errori fatti: anticipare così tanto la discussione sul referendum non è stata una scelta lungimirante e oggi non è facile, ma si deve assolutamente spersonalizzare quel tipo di appuntamento, riconoscendolo da parte di tutti. Se queste due cose avvengono, allora forse si rimette in carreggiata il Pd". 

Direzione Pd, Richetti: “Mettiamoci d’accordo sul concetto di sinistra, ma Renzi ha prodotto eccome'
Molti nel Pd chiedono a Renzi di lasciare la guida del partito per concentrarsi sul ruolo di premier. Lei chi vedrebbe bene al suo posto e comunque dovrebbe essere un renziano o un esponente della minoranza dem, vedi Speranza? 

"Nel momento in cui non condivido la richiesta, faccio fatica a rispondere alla domanda. Credo che se Renzi non fosse stato contemporaneamente segretario del partito e capo del governo, noi avremmo approvato la metà delle riforme fatte e saremmo ancora probabilmente chiusi dentro qualche organismo di partito a chiedere al governo cose diverse da quelle che ha realizzato. Credo che questo Paese abbia una nuova legge elettorale dopo 10 anni che l’aspettava e una riforma della Costituzione dopo 40 anni che l’aspettava perché c’è stata la capacità di condurre politicamente quell’operazione e di portarla in porto dentro alle istituzioni competenti, cioè il Parlamento, che l’ha approvata. Il partito ha bisogno che attorno a Renzi ci siano persone con qualità più squisitamente politiche…".

In che senso?

"Nel senso che è evidente che l’impegno sul partito è un impegno più politico rispetto a quello di governo o di amministrazione regionale o locale, e quindi si individuano insieme le persone che accompagnano questa fase". 

Fassino ha dichiarato che 5S hanno vinto facendo leva sull’invidia sociale, una prerogativa attribuita alla sinistra nel senso di classi più deboli. Quindi i 5S sono la nuova sinistra? Renzi ha snaturato il Pd? 

"No. I 5S non solo non sono la nuova sinistra, ma non sono collocabili sul piano della geometria politico-istituzionale. Basti pensare che i pezzi che perdono in Parlamento si siedono da Fratelli d’Italia a Sinistra Italiana, quindi è difficile collocare il M5S in questa chiave. Loro hanno semplicemente beneficiato della onda del populismo che è sempre più corta. Quando ho sentito la Raggi dire che a Roma bisogna cambiare verso, ho pensato che è arrivato qualcuno che ha già superato anche la nostra proposta di cambiamento. Per loro è stato molto facile perché mi ha fatto molta impressione il giorno dopo il voto sentire un esponente dei 5S al quale hanno chiesto cosa faranno adesso a Roma e lui ha risposto: la libereremo dal malaffare. Non mi pare un provvedimento di cogenza amministrativa molto chiaro. Vincere così si può, governare così è tutto da dimostrare. In realtà credo che le nostre analisi possono essere più semplificate e gli elettori questa volta si sono affidati a chi in maniera più credibile di noi, proponeva un cambiamento più immediato".

Renzi ha snaturato il Pd? 

"Renzi non ha snaturato il Pd nella misura in cui i provvedimenti che ha approvato il suo governo secondo me sono migliori di quello che lo hanno preceduto, perché non esistono più forme di lavoro precarie, perché su scuola a PA si sono introdotti elementi che la sinistra tradizionale avrebbe fermato alle garanzie, mentre la sinistra moderna invece ha unito garanzie e merito. Da questo punto di vista mettiamoci d’accordo sul concetto di sinistra, ma Renzi oggettivamente, ha prodotto provvedimenti che in maniera inequivocabile, sono ascrivibili alla sinistra.  
Se Renzi annuncia una sorta di rottamazione, non crede dovrebbe partire dai fedelissimi, si parla di Serracchiani, Orfini, Carbone. Agirà così?
Diciamo che la rottamazione era un filino più credibile quando il partito non lo guidavamo noi. Proporre oggi la rottamazione considerato che ne portiamo diretta responsabilità, forse, o aggiorniamo il termine o l’idea, perché oggi il Pd che ha ridotto in maniera significativa la capacità di attrarre intelligenze dalla società, dal mondo delle professioni, del sindacato, degli intellettuali, dell’imprenditoria, deve riaprire quel canale lì. Pensare di affrontare le prossime stagioni anche in termini di una di classe dirigente che poi affronterà le prossime elezioni nazionali e locali, rimescolando gruppo dirigente, è un po’ poco. Più che di rottamazione di pezzi oggi dovremmo parlare di un partito che sa cogliere molto di più dalle aperture alla società. Dopodichè, le scelte del segretario dentro i singoli organismi spettano a lui e le farà lui". 

autore / Lucia Bigozzi
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