"I lebbrosi del Vangelo sono i profughi di oggi": il Papa insiste

22 giugno 2016 ore 20:07, Americo Mascarucci
"Quando ci presentiamo a Gesù non è necessario fare lunghi discorsi, bastano poche parole purchè piene di fiducia".
Papa Francesco ha presieduto l'udienza generale del mercoledì accompagnato da un gruppo di 12 rifugiati portati a Roma dalla Caritas di Firenze e dalla European University e sistemati sul palco, vicino a lui come fossero gli apostoli. 
"Tanti pensano di loro che è meglio che fossero rimasti nella loro terra, ma lì soffrivano tanto - ha detto il Pontefice ai fedeli- tanti li considerano esclusi: sono i nostri fratelli! Il cristiano non esclude nessuno".
"Bisogna toccare gli esclusi" ha poi detto commentando il brano della guarigione del lebbroso. 
Davanti a 15mila persone Francesco  ha sottolineato che: "Gesù è profondamente colpito dal lebbroso, il Vangelo sottolinea che ne ebbe compassione, tese la mano e lo toccò e fu purificato; quante volte incontriamo un povero, quante volte possiamo esser generosi, avere compassione, però di solito non lo tocchiamo, offriamo la moneta ma evitiamo di toccare la mano, la buttiamo lì, e dimentichiamo che quello è il corpo di Cristo". 

'I lebbrosi del Vangelo sono i profughi di oggi': il Papa insiste
Dopo aver guarito il lebbroso, Gesù gli comanda di non parlarne con nessuno, ma gli dice: "Va a mostrarti al sacerdote e fa l’offerta per la tua purificazione come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro". 
Per il Papa questo evidenzia tre aspetti: "La grazia che agisce in noi non ricerca il sensazionalismo. Facendo verificare ufficialmente l’avvenuta guarigione ai sacerdoti e celebrando un sacrificio espiatorio, il lebbroso viene riammesso nella comunità; la forza della compassione con cui Gesù ha guarito il lebbroso ha portato la fede di quest’uomo ad aprirsi alla missione. Era escluso ma ora è uno di noi. Pensiamo a noi, alle nostre miserie con sincerità. Quante volte le copriamo con la ipocrisia delle buone maniere".
 

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