E all'esame di maturità va in scena il processo al padre

22 giugno 2016 ore 20:30, Adriano Scianca
Da che mondo è mondo, l'esame di maturità riflette le ideologie dominanti. Quello di quest'anno non ha fatto eccezione. Passi per lo scontata presenza di un testo di Umberto Eco da commentare, passi per l'ambigua traccia sul concetto di confine, ma la vera perla che riassume a pieno lo spirito del tempo è quella sul rapporto tra padri e figli nella letteratura del Novecento. Nelle scuole italiane è andato infatti in scena un vero e proprio processo alla figura paterna. Il che è perfettamente consequenziale con una nouvelle vague ideologica che passa per il neofemminismo e arriva fino all'ideologia gender, mettendo sistematicamente in questione l'identità maschile e paterna, la prima considerata intrinsecamente femminicida e la seconda inevitabilmente abusatrice. 

E all'esame di maturità va in scena il processo al padre
Quali erano, infatti, gli strumenti letterari forniti agli studenti italiani per parlare della figura paterna? Il primo testo era una poesia di Umberto Saba, dal titolo eloquente: “Mio padre è stato per me 'l'assassino'”. Il rapporto del narratore con la figura paterna è quanto meno controverso. Fino a che ha avuto 20 anni, il poeta l'ha considerato, appunto, “l'assassino”, salvo poi capire che in realtà il genitore era semplicemente un “bambino”. L'uomo “andò sempre pel mondo pellegrino; / più d’una donna l’ha amato e pasciuto. / Egli era gaio e leggero”. Mentre il padre se la spassava, “mia madre / tutti sentiva della vita i pesi” e avvertiva il figlio: “Non somigliare - ammoniva - a tuo padre”. Per quanto il poeta non prenda posizione in questo conflitto genitoriale, l'immagine del padre-bambino, perso nei piaceri mentre la madre manda avanti la baracca è emblematica di una visione della paternità all'insegna della superficialità colpevole. 

C'è poi uno stralcio dalla Lettera al padre di Kafka, in cui lo scrittore praghese ricorda di quando, per un capriccio infantile, si mise a protestare perché voleva dell'acqua e il padre, per punizione, lo mise in castigo sul ballatoio, palesandosi come un'istanza suprema inflessibile e spietata. Kafka non ci dice che il padre non dovesse agire così, ma sottolinea chiaramente la ferita psicologica riportata in seguito all'episodio. Chi è il padre? Una figura enorme e autoritaria che, senza ragioni apparenti, può piombare nella vita di un bambino ed escluderlo dalla sua casa. C'è, inoltre, un brano di Federigo Tozzi su un padre che prova avversione per il figlio gracile e lui che, di rimando, si mostra docile ma sottilmente ribelle. Questi, in buona sostanza, sono i padri secondo i funzionari del ministero dell'Istruzione: padri bambini, padri assassini, padri che odiano i figli, padri che si presentano come autorità algide e incomprensibili. Se non è ideologia questa.
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