Da Schwazer a Ben Johnson: se l'atleta dopato ci casca due volte (o più)

22 giugno 2016 ore 21:18, Adriano Scianca
La prima volta si era scusato, la seconda no. Alex Schwazer stavolta giura di essere pulito. Pizzicato per la seconda volta con valori non in regola, stavolta ruggisce: “Non sono qui per scusarmi, non ho commesso alcun errore e questo è un incubo”. Certo la recidività dell'atleta, se confermata – ma lui parla di una manipolazione o di uno scambio di provette – sarebbe un brutto colpo per l'immagine dello sport italiano. Non sarebbe la prima volta, del resto, che un atleta cade più volte, in carriera, nella tentazione di alterare le sue prestazioni con sostanze non consentite. 

Da Schwazer a Ben Johnson: se l'atleta dopato ci casca due volte (o più)
Chi non ricorda la carriera di Diego Armando Maradona, tra i calciatori più forti di sempre, interrotta per ben due volte  a causa delle analisi antidoping? Il primo caso fu nel 1991 per cocaina e nel 1994 ai Mondiali per efedrina. Da lì iniziò una parabola discendente fatta di continui ricoveri per disintossicazione che si sarebbe interrotta solo da qualche anno. Erano gli anni '80 quando Maradona faceva il bello e il cattivo tempo sui campi da gioco. Sulle piste d'atletica, invece, il re era Ben Johnson. Il velocista canadese, tuttavia, fu trovato positivo agli steroidi alle Olimpiadi di Seoul 1988 dopo aver vinto 100 e 200 metri con record del mondo dei primi fissato a 9”79. La sostanza fu trovata nelle urine. Poi il ritorno in pista e, nel 1993, un nuovo caso di analisi irregolari. Fu radiato a vita. 

Recidivo addirittura per tre volte Danilo Di Luca: il ciclista fu fermato per tre mesi nel 2007 nell’ambito dell’inchiesta Oil for Drugs dopo aver vinto il Giro. La seconda positività arrivò al termine del Giro 2009 a causa dell'EPO. La terza arrivò al Giro 2013, ancora per EPO. Il ciclismo è, purtroppo, la terra promessa dei dopati. Ne sa qualcosa Lance Armstrong, che venne scoperto nel 2012, ma a cui furono tolti tutti i successi dal 1998 in poi, compresi i sette Tour de France consecutivi. La sua carriera, infatti, era stata pensata come un'unica grande frode al mondo dello sport.

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