Giallo kazako. L’espulsione dell'ambasciatore a danno nostro e per la fortuna altrui

22 luglio 2013 ore 10:26, intelligo
Giallo kazako. L’espulsione dell'ambasciatore a danno nostro e per la fortuna altrui
di Andrea Marcigliano. Del cosiddetto “Giallo kazako” o, se si preferisce, della “Spy Story di Casalpalocco” che ha animato le cronache di questa estate, finendo con il mettere a rischio la tenuta dello stesso Governo Letta, su molta stampa italiana se ne continua a parlare anche troppo, quasi per inerzia, dando la sensazione che, più che altro, si stia ormai pesando acqua col mortaio. Un ripetere all’infinito quelli che ormai sembrano solo luoghi comuni sul “dissidente” Ablyazov, su sua moglie Alma Shalabayeva e la figlioletta di sei anni che viene evidentemente rinfocolato da un lato alla stessa signora in questione che, dalla sua lussuosa residenza di Almaty, continua a rilasciare a raffica interviste e dichiarazioni per raccontare all’Italia ed al mondo  a quali e quante violenze sarebbe stata sottoposta dalla polizia italiana e come sia prigioniera di un “regime liberticida”; mentre, dall’altro lato, il coniuge, il “dissidente” ricercato per bancarotta fraudolenta in cinque paesi – fra cui la Gran Bretagna – se ne resta nascosto, utilizzando, però, potenti ed influenti agenzie di stampa per continuare a rinfocolare le polemiche. Evidentemente disporre di svariati miliardi di dollari permette di fare i “dissidenti perseguitati” in modo diverso da come dovettero farlo i Solzenicyn ed i Sacharov, che in Occidente arrivarono con solo gli abiti che avevano addosso e condussero a lungo vita grama....Così la “versione di Ablyazov” di quanto accaduto continua a far la parte del leone su una certa stampa, mentre ben pochi si pongono alcune domande che dovrebbero apparire ovvie... Tipo: chi ha avvertito Mukhtar Ablyazov dell’imminente bliz della polizia italiana nella villa i Casalpalocco, blitz programmato già da alcuni giorni? E come mai il dissidente/bancarottiere, che ha avuto tutto l’agio di riparare in un rifugio sicuro, ha lasciato moglie e figlia in balia degli “sgherri” italiani al soldo del “regime kazako”? perché, se correvano tanti rischi, non le ha portate con sé? Mah.... Comunque la storia mostra ormai la corda, e non varrebbe davvero la pena di tornarvi sopra, se non per un risvolto che la polemica, al solito tutta italiana, ha assunto in questi giorni. La premiata ditta Repubblica/Il Fatto/L’Unità - ovvero le attuali punte di diamante di un’area politica e intellettuale che ha improvvisamente scoperto il “dissenso” in Kazakhstan, dopo averlo sistematicamente ignorato nel passato in Cina e nell’URSS ed anche vilipeso sistematicamente  - stanno da qualche giorno chiedendo a gran voce l’espulsione dell’Ambasciatore dl Kazakhstan a Roma Andrian Yelemessov, reo, a loro dire, di indebite pressioni sul nostro Ministero degli Interni in occasione del caso Ablyazov/Shalabayeva. E di giorno in giorno la pressione sulla Farnesina si va facendo sempre più pesante, anche se va detto che il Ministro Bonino non sembra assolutamente volervi cedere. Fortunatamente, ché si tratterebbe di un atto gravissimo ed inaudito. Un atto senza precedenti, visto che neppure ai tempi della Guerra Fredda ci si è mai permessi di dichiarare “persona non grata” l’Ambasciatore di un paese con cui si mantengono ed intendono (si spera) mantenere nel futuro relazioni diplomatiche. Non l’ha mai fatto Washington con l’Ambasciatore di Mosca ai tempi di Stalin, e neppure in piena guerra del Vietnam o durante la minaccia nucleare della crisi di Cuba...ma secondo gli zelanti amici di Ablyazov dovremmo farlo oggi noi per il caso Shalabayeva. La sproporzione fra la realtà di quanto accaduto e l’enormità della pretesa è evidente. Anche perché la versione di quanto accaduto fornita dal nostro Ministro degli Interni Alfano – tre telefonate dell’Ambasciatore kazako, che non potendo parlare con il Ministro in persona, si è rivolto al suo Capo di Gabinetto per segnalare la presenza a Roma di un ricercato con mandato di cattura internazionale – non giustificherebbero affatto un tale, esorbitante, provvedimento. Che, inevitabilmente, provocherebbe, come sempre in ambito diplomatico, la reazione di Astana, con la probabile contemporanea espulsione del nostro Ambasciatore in Kazakhstan e, di fatto, il congelamento dei rapporti bilaterali. Congelamento che sarebbe un disastro. Basti pensare ad alcuni dati. L’Italia è il terzo partner commerciale del Kazakhstan dopo Russia e Cina, e, nel 2012, il volume di affari ha coperto una quota del 12,2% di quello complessivo del paese centro-asiatico; le aziende italiane hanno investito in Kazakhstan qualcosa come 5,9 miliardi di euro nel 2012,  e, soprattutto, controllano circa il 17% degli investimenti nei giacimenti di gas di Kashagan, considerati la maggior riserva mondiale ancora da sfruttare. Una presenza che, ovviamente, dà fastidio a molti potenziali concorrenti ed accende cupidigie varie. Così, mentre proprio in queste ultime settimane leader come il britannico Cameron e il presidente francese Hollande sono andati ad Astana e si sono fatti fotografare tutti sorridenti con kazako Nazarbayev, noi dovremmo, secondo certe “prefiche dei Diritti Umani” a intermittenza, prendere a schiaffi l’Ambasciatore del Kazakhstan a Roma e dichiararlo “persona non grata”. Con il risultato di fare il danno nostro, e la fortuna altrui... Anche perché, sia detto per inciso, il tanto vituperato Andrian Yelemessov è un uomo che viene dal mondo dell’impresa, che parla benissimo la nostra lingua – con forte accento emiliano, visto che ha risieduto per lavoro un triennio a Reggio Emilia – e che nell’ultimo anno si è molto speso, viaggiando per tutta la Penisola ed incontrando i nostri imprenditori dalla Sicilia al Piemonte, per stringere ulteriormente i rapporti commerciali fra Italia e Kazakhstan. Insomma, una figura ben difficile da rimpiazzare, soprattutto dopo uno sgarbo diplomatico quale quello che invocano certi, nostrani “amici del giaguaro”... che, in questo caso, non è certo Berlusconi, ma alcuni potentati economici e finanziari stranieri che del caso Ablyazov si stanno, strumentalmente, avvalendo.
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