Grillo: "Di Matteo oggi come Matteotti nel '24 contro la dittatura"

22 luglio 2014 ore 13:36, Andrea De Angelis
Novant'anni dopo. Potrebbe essere questo il titolo del post di Beppe Grillo comparso sul noto blog del leader pentastellato. Novant'anni fa Giacomo Matteotti, oggi Antonino Di Matteo, il pm noto a tutti per le indagini sulla trattativa Stato - mafia.  Cosa accomuna i due? Per Grillo non ci sono dubbi: entrambi stanno lottando contro una dittatura, allora di Mussolini, oggi "del trio NapolitanoRenzieBerlusconi", scritto rigorosamente tutto attaccato. "Mussolini la dittatura la fece senza nascondersi dietro la parola "riforme" e la legge elettorale fascista Acerbo fu sicuramente più rappresentativa del corpo elettorale e rispettosa della democrazia dell'Italicum di Renzie e del noto pregiudicato", attacca Grillo.  
Grillo: 'Di Matteo oggi come Matteotti nel '24 contro la dittatura'
  Per dimostrare la tesi, il leader del Movimento 5 Stelle copia e incolla il noto discorso di Matteotti e quello recentissimo di Di Matteo: "Le parole di Nino Di Matteo, che ha avuto il coraggio di dire che il re è nudo e con esso la democrazia sono forse un ultimo grido di allarme, sono parole pesantissime: «Non si può assistere in silenzio al preminente tentativo di trasformare il magistrato inquirente in un semplice burocrate inesorabilmente sottoposto all’arbitrio del proprio capo, di quei dirigenti degli uffici sempre più spesso, purtroppo, nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente. Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere ai tanti tentativi in atto, dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, a quella in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici, alla gerarchizzazione delle Procure anche attraverso sempre più numerose e discutibili prese di posizione del Csm. Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere in silenzio a questi tentativi finalizzati a ridurre l’indipendenza dei magistrati a vuota enunciazione formale con lo scopo di annullare l’autonomia del singolo pm». Parole che ricordano l'ultimo intervento in aula di Giacomo Matteotti, esponente del Partito socialista Italiano. «Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. [...] L'elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. [...] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà... [...] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse».
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