Enzo Bianchi e la nomina di Francesco. Il profeta non crede a Fatima e non ama la Tradizione

22 luglio 2014 ore 18:05, intelligo
Enzo Bianchi e la nomina di Francesco. Il profeta non crede a Fatima e non ama la Tradizione
Il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi, nominato da Papa Francesco al Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani accenderà non poche polemiche da parte di quella fetta della Chiesa che non ama il Concilio Vaticano II e che si ritiene tradizionalista e fedelissima alla Dottrina. E forse non solo loro commenteranno questa decisione.
Una delle più importanti critiche teologiche a Bianchi, ricordiamolo, avvenne ad opera di don Antonio Livi, noto filosofo metafisico delle facoltà teologiche romane e italiane. Scriveva Livi: «Grazie al non disinteressato aiuto dei media anticattolici, Enzo Bianchi ha saputo gestire molto bene la propria immagine pubblica: quando si rivolge a quanti si professano cattolici, Enzo Bianchi veste i panni del ‘profeta’ che lotta per l’avvento di un cristianesimo nuovo (un cristianesimo che deve essere moderno, aperto, non gerarchico e non dogmatico, cioè, in sostanza, non cattolico); quando invece si rivolge ai cosiddetti ‘laici’ (ossia a coloro che hanno smesso di professarsi cattolici oppure non lo sono mai stati ma desiderano tanto vedere morire una buona volta il cattolicesimo), Enzo Bianchi si presenta simpaticamente come loro alleato, come una quinta colonna all’interno della Chiesa cattolica (se non piace la metafora di ‘quinta colonna’ posso ricorrere alla metafora, ideata da Dietrich von Hildebrand, di cavallo di Troia nella Città di Dio)». Qui si parla non certo di aspetti laterali, ma di temi profondi e teologicamente e cristianamente importanti. E va considerato anche il fatto che Fratel Bianchi si è autoproclamato Profeta di Bose, aspetto questo che è stato sottolineato da molti critici sulla sua figura. Ma Bianchi è intoccabile e alcuni hanno osato definirlo un “anti Papa” grazie alle sue posizioni non proprio in linea con il Magistero e in opposizione frontale con la Tradizione. Ora evidentemente questo titolo non gli si addice più. Dimenticate le sue battaglie, ricordiamolo, contro il celibato sacerdotale, la Dominus Jesus, il motu proprio Summorum Pontificum, e udite udite la Madonna di Fatima la quale, condannando solo il comunismo, non sarebbe credibile per il noto sacerdote. Ma ancora: il 16 dicembre sul giudizio di Dio aveva scritto suscitando altre polemiche: «Gesù confessa la sua ignoranza relativa all’ora precisa del giorno del giudizio: “Quanto a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre” [Mc 13,32]. Se Gesù non conosce l’ora, annuncia però il criterio del giudizio: il concreto amore fraterno». Per alcuni si tratta di una bestemmia, parlare di Gesù come uno "che confessa la sua ignoranza" non è accettabile. O forse sì perchè ora le porte sono spalancate all’ultima generazione del neo-modernismo post-conciliare e addio ortodossia.  
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