Tasse, dietro la grancassa renziana potrebbe nascondersi una trappola

22 luglio 2015, Luca Lippi
Tasse, dietro la grancassa renziana potrebbe nascondersi una trappola
Questo è il classico periodo durante il quale scattano le trappole, dove i “tecnici” a servizio delle coalizioni politiche, cercano soluzioni e trovano “corridoi contabili” spesso incomprensibili, lungo i quali nascondere il “carta vince, carta perde” della riduzione delle tasse nonostante l’aumento del gettito.

Parliamo della riforma del Catasto: attualmente al tavolo della riforma (chiave di volta per prendere più soldi abbassando la percentuale di imposizione fiscale) c’è un intoppo. 

In buona sostanza il problema è la determinazione dell’algoritmo necessario a calcolare i nuovi valori catastali. La priorità è quella di eleminare ogni iniquità del prelievo relazionandolo alle diverse aree geografiche, zone urbane, tipologie residenziali, varie ed eventuali. 

Per rendere più comprensibile il concetto, una “prima casa” composta di monolocale con angolo cottura e bagno in area periferica è cosa diversa rispetto a una prima casa in zona urbana, attico composto di tre camere, cucina abitabile salone e bagni.
Il problema, quindi è quello di trovare diverse rendite catastali parametrate a diverse tipologie anch’esse parametrate a una equa suddivisione territoriale ecc. In una frase: un sistema fiscale equo sulla proprietà immobiliare atto a prelevare una quota proporzionale all’effettivo valore del bene.

La nuova base imponibile permette di ristabilire una maggiore equità tra i contribuenti di un stesso Comune, ma il vincolo di fatto non consente di risolvere le disuguaglianze tra i diversi territori.

Dietro questa rimodulazione sotto la “bandiera dell’equità” si potrebbe nascondere la trappola funzionale a recuperare più gettito possibile aumentando enormemente la massa imponibile e tutelando le micro élite residenti nei centri storici o nelle zone ad elevata attrattiva turistica.

Il sospetto sorge perché nei fatti si era già arrivati a sciogliere il nodo della equità ma evidentemente non basta a recuperare più risorse possibili e quindi si chiama il rinvio della discussione.

In conclusione, la danza delle proroghe e dei rinvii è incominciata, finalizzata esclusivamente a recuperare “correzioni” e “rimodulazioni” non appena il cittadino stende il telo sulla spiaggia. 

In trenta giorni si consumano i destini di famiglie convinte di avere messo al sicuro i propri risparmi nel mattone, la fregatura più grande dopo quella del sacrosanto “diritto allo studio” del '68 quando fu garantito a tutti di poter conseguire una laurea, ma a nessuno venne spiegato quale fosse funzionale a costruire una carriera adeguata. 

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