Da Bretton Woods al Ttpi: come finirà la guerra dollaro-euro?

22 luglio 2015, intelligo
Da Bretton Woods al Ttpi: come finirà la guerra dollaro-euro?
di Alessandro Corneli 

Il 22 luglio 1944 si concludeva la conferenza internazionale di Bretton Woods, dal nome dell’omonima cittadina dello stato americano del New Hampshire. 

Al Mount Washington Hotel si erano incontrati, dal 1° luglio, 730 delegati di 44 paesi per fissare le nuove regole del sistema monetario e commerciale mondiale da applicare al mondo che sarebbe uscito dalla guerra ancora in corso. Detto in breve, dalla conferenza uscì vincitore Re-dollaro, innalzato al rango di valuta internazionale per gli scambi e di riserva. 

Vero è che la moneta degli stati Uniti, allora, poggiava su una montagna di oro in cui il biglietto verde era convertibile (ma solo se presentato da Banche centrali) nella ragione di 35 dollari per oncia. Un rapporto fissato da Franklin Delano Roosevelt il 5 aprile 1933: e già questa parità era discutibile se si raffrontavano le condizioni dell’economia mondiale del 1933 con quelle che, già nel 1944, si profilavano per il dopoguerra. Ci sarebbe stato infatti bisogno di un’enorme quantità di mezzi di pagamento (monete) accettabili tra le economie distrutte di alcuni Paesi e quelle (ovvero l’economia americana) galvanizzate dalla sovrapproduzione bellica. E il dollaro era pronto a rilevare la sfida.

L’idea di un ordine monetario e commerciale mondiale risaliva alla Carta Atlantica, firmata da Roosevelt e da Winston Churchill nientemeno che il 14 agosto 1941 su una nave ancorata al largo dell’isola di Terranova. Il presidente americano e il premier britannico avevano concordato sull'idea che la guerra (nella quale gli Usa non erano ancora entrati) era scoppiata a causa delle limitazioni protezionistiche agli scambi commerciali e ai disordini economici del decennio precedente, sorvolando sulla “impossibili” riparazioni imposte alla Germania alla fine della Grande Guerra e sulle conseguenze della Grande Depressione che era iniziata proprio in America alla fine del 1929. 

Bene: a Bretton Woods si voleva disegnare un mondo di liberi scambi, affidati a una moneta affidabile. E passi sono stati compiuti in tal senso, prima con i negoziati del Gatt per l’abbassamento della tariffe doganali e poi con la Wto per imporre comuni regola commerciali. Ora si guarda al Ttip per formare un blocco di 800 milioni di persone, di imprese, di scambi e di banche, tale da reggere il confronto con il gigante cinese. 

Detto questo, viene infatti subito alla mente il negoziato in corso tra Usa e Ue per un trattato di libero scambio, il Ttpi, che appare proprio come la continuazione di un disegno iniziato 74 anni fa o almeno 71 anni fa, se consideriamo l’anniversario di Bretton Woods. Dove, come detto, il dollaro conquistò il ruolo di mezzo universale di pagamento. Questo risultato fu dovuto all’abilità del negoziatore americano, Dexter White, finito poi suicida per i sospetti di avere tramato con l’Unione Sovietica. 

A proposito dell’Urss, Stalin decise di non entrare nel nuovo ordine monetario perché, disse, non voleva interferenze americane. Da qui una lunga guerra economica degli Usa contro l’Urss, culminata alla fine del 1991 con la dissoluzione del modello economico comunista. Guerra non ancora conclusa perché la Russia di Putin recalcitra di fronte all’egemonia del dollaro. 

Il grande sconfitto fu il britannico John Maynard Keynes,  principe degli economisti, ma all’epoca già debilitato dalla malattia, che aveva ben capito come il dollaro avrebbe emarginato la sterlina e liquidato l’Impero britannico. Ci pensò, a completare l’opera, il presidente Dwight Eisenhower nel 1956 quando ordinò ai francesi e ai britannici di sgomberare Suez, dove avevano inviato truppe per debellare Nasser. Il dittatore egiziano fu ingrato poiché si avvicinò a Mosca, e da qui una nuova e lunga paziente opera americana per portare l’Egitto nella propria orbita. 

Così cogliamo, seppure a sprazzi, una caratteristica della tradizione americana, cui si adeguano presidenti democratici e repubblicani: la costanza con cui perseguono i propri obiettivi, utilizzando la diplomazia, le armi e soprattutto l’economia. Perché, alla fine, la guerra fredda l’ha vinta il dollaro e l’ha persa il rublo. Che fare, allora, di fronte all’euro? Sempre più numerosi e audaci sono gli economisti americani che esprimono fiducia nell’Europa e sfiducia nella moneta unica europea, come Paul Krugman che, sulla Repubblica di oggi, taccia i rispettabilissimi personaggi di Berlino, Parigi e Bruxelles di cercare di governare l’Europa “sulla base di principi di fantaeconomia”. 

Trova così conferma l’ipotesi che le pressioni di Barack Obama per un accordo tra Grecia ed Eurogruppo volessero evitare una deflagrazione della Ue che avrebbe messo in crisi forse irreversibile il negoziato sul Ttip. Che, alla luce di quanto detto finora, si conferma come una tappa della strategia iniziata a Bretton Woods e che prevede – facile dirlo – che, ove l’accordo fosse raggiunto, si porrebbe a termine il problema della coabitazione tra dollaro ed euro. Con finale scontato (e che non piace, tra gli altri, né alla Cina né alla Russia, non a caso, seppure in diversa misura, in difficoltà economiche).         



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