Unioni Gay, Amato (Giuristi per la Vita): "Mistificazione a orologeria, vogliono una nuova Irlanda"

22 luglio 2015, Andrea De Angelis
La Corte europea dei diritti umani ritiene che l'Italia dovrebbe introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. I giudici di Strasburgo hanno infatti condannato ieri l'Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali. 
IntelligoNews ne ha parlato con l'avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita...

Unioni Gay, Amato (Giuristi per la Vita): 'Mistificazione a orologeria, vogliono una nuova Irlanda'
Siamo dinanzi alla solita, vecchia supplenza della magistratura nei confronti della politica? Quanta ideologia c'è dietro simili decisioni?

«Siamo, secondo me, alla confusione totale. Ai cittadini andrebbe detto che questo non è un organismo della Ue, si chiama Corte europea dei diritti dell'uomo, ma ha anche membri non europei. Un organismo che ha un valore più che altro simbolico, mentre la Corte di giustizia europea, che sta a Lussemburgo, ha poteri vincolanti e regola i rapporti tra gli Stati».  

Il parere non è vincolante, ma ha uno specifico peso politico. 

«Sì e ad essere sospetta è la coincidenza cronologica. Non abbiamo fatto neanche in tempo a festeggiare il rinvio del Ddl Cirinnà ad ottobre, la vittoria contro la fretta di portare a termine una rivoluzione antropologica sulla sola spinta di un furore ideologico o di cinici calcoli di bassa politica. Un successo ottenuto anche grazie alla piazza del 20 giugno. Ma non siamo riusciti a festeggiare che subito è arrivato un nuovo bombardamento mediatico, frutto di pressioni indebite su uno Stato sovrano, tra l'altro non vincolanti, ma dal solo valore politico». 

Nel mirino finiscono i media. 

«I telegiornali hanno fatto l'apertura, tutti hanno parlato di Italia condannata e nell'opinione pubblica si è diffusa l'idea che siamo davanti a una sentenza che condanna, vincolante, che mette l'Italia all'ultimo posto dei Paesi civili. C'è una strumentalizzazione mistificatoria e propagandistica. Ma questo è solo uno dei due fronti sotto attacco, l'altro è quello della nostra Cassazione che ha riconfermato la teoria gender la scorsa settimana. Siamo all'uso politico e totalitario degli strumenti di comunicazione».  

Un uso che prepara anche il terreno a un possibile referendum?

«Ricordiamoci che i referendum si basano su dei requisiti che devono essere dichiarati ammissibili. Con il clima che c'è ho qualche perplessità sulla loro ammissibilità».  

L'Italia come l'Irlanda?

«Non c'è dubbio che ci vogliono far fare la fine dell'Irlanda».  

In un editoriale il nostro direttore parla di Renzi come leader non del partito della nazione, bensì di un "partito radicale di massa". Ha ragione Torriero?

«Torriero ha tutta la mia stima, è intelligente, uno dei pochi osservatori non ipocrita, non allineato con il potere. Le sue idee le ha, ma non è allineato alla dittatura del pensiero unico come la stragrande maggioranza dei giornalisti italiani. Aggiungo un paradosso a quello del direttore: Renzi come fa a parlare di nazione? Uno che ha ceduto la sovranità all'Europa che ne è l'antitesi? Si è piegato alla dittatura del politically correct che viene dall'Europa e che sta schiacciando la nazione italiana, perché contraria alle sue tradizioni e alla sua cultura».  

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