Renzi a Gerusalemme dopo l'Iran: non è Berlusconi, ma neanche D'Alema

22 luglio 2015, Americo Mascarucci
Renzi a Gerusalemme dopo l'Iran: non è Berlusconi, ma neanche D'Alema
Matteo Renzi non è Silvio Berlusconi che difendeva Israele sempre e comunque, ma non è nemmeno Massimo d’Alema che andava a braccetto con i leader libanesi di Hezbollah rivendicando nelle sedi internazionali il diritto alla legittimazione politica di Hamas. 

E’ un leader a metà, che difende il diritto alla sicurezza d’Israele ma senza condannare l’accordo sul nucleare raggiunto dall’Occidente con l’Iran e che da Tel Aviv hanno definito un imperdonabile errore. Renzi davanti al parlamento israeliano ha ribadito che l’Italia sarà sempre in prima linea nel difendere la sicurezza del popolo israeliano, ma ha altresì ribadito che l’accordo sul nucleare iraniano è un buon accordo che va visto in un’ottica positiva. Peccato che in Israele tanto la maggioranza di destra che l’opposizione laburista, ritengano invece quell’intesa un regalo a Teheran che permetterà agli iraniani di continuare a fabbricare la bomba atomica anche con i proventi economici che giungeranno al Paese grazie alla fine dell’embargo. 

Per Renzi non è facile conciliare l’esigenza di non rompere i rapporti diplomatici con Israele (non sempre stati ottimi specie quando a governare era il centrosinistra molto sensibile alla causa palestinese) con quella di non sconfessare la politica dell’Europa da anni rivolta in favore del riconoscimento dello stato palestinese. E allora ecco che il premier italiano da buon equilibrista ha affermato che “l’Italia è pronta a sostenere la creazione di uno Stato palestinese, a condizione che sia garantita la difesa di Israele. Anche se non abbiamo le stesse opinioni su tutto, siamo d'accordo sul principio che il vostro destino è il nostro destino e che la vostra sicurezza è la nostra sicurezza". 

Il classico cerchio bottismo che quasi fa rimpiangere il filo arabismo di Craxi e Andreotti contrapposto al filo israelismo di Spadolini, o anche il decisionismo di Berlusconi completamente sbilanciato in favore di Israele o quello di D’Alema tutto orientato in difesa della causa palestinese. 

Poi c’è stato il passaggio relativo alla lotta al terrorismo: "Non smetteremo mai un solo istante di combattere dalla parte giusta – ha detto Renzi -  insieme a voi, naturalmente insieme ai nostri storici alleati Stati Uniti d'America, ma anche con la Russia, le cui relazioni con l'Occidente sono state al punto più basso dopo la Guerra Fredda per la vicenda dell'Ucraina e si sono riavvicinate proprio grazie all'accordo con l'Iran”. E poco importa se la Russia continui tuttora a sostenere il regime siriano di Bashar Al Assad e con esso anche le rivendicazioni della Siria per la sovranità del Golan occupato militarmente dagli israeliani ma secondo le Nazioni Unite tuttora giuridicamente appartenente a Damasco. "Comprendo le vostre preoccupazioni - ha detto Renzi con riferimento all’accordo fra Usa e Iran -  ma insieme agli Stati Uniti d'America noi riteniamo che questo accordo possa essere un compromesso utile a rendere meno insicura la regione, pur se siamo pronti a verificare giorno dopo giorno, momento dopo momento l'implementazione. Quello che possiamo discutere è un compromesso sul futuro dell'Iran, ma non sarà mai possibile alcun compromesso in ordine al futuro di Israele". 

Renzi è il primo leader occidentale in visita in Israele dopo l'accordo di Vienna con l'Iran, un accordo che seppur necessario a contrastare il terrorismo sunnita ha messo in crisi la storica e consolidata alleanza fra Usa e Israele per il controllo del Medio Oriente. Una crisi agevolata anche e soprattutto dai difficili rapporti che in America  intercorrono da tempo fra il presidente Obama e le comunità ebraiche mai come in questo momento vicine all’opposizione repubblican e pronte a favorire la vittoria dei conservatori alle presidenziali del 2016. 

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