Eterologa, bocciata Lombardia "sui diritti": Consiglio di Stato ordina parità di trattamento

22 luglio 2016 ore 10:11, Micaela Del Monte
La fecondazione eterologa a pagamento è illegittima. È questa la decisione del Consiglio di Stato, che ha respinto l’appello della Regione Lombardia e confermando la decisione del Tar sottolineando che l’imposizione degli oneri previsti dalla regione Lombardia si configura come discriminatoria e dunque illecita, andando a restringere la libertà d’accesso ad una pratica sanitaria consentita sulla legge italiana.

In sostanza, secondo il Consiglio di Stato, non è lecito apporre deterrenti economici su un pratica medica per ragioni di tipo politico e scoraggiare così l’accesso ad una qualunque tecnica di fecondazione, a prescindere da cosa possa pensare in merito l’elettorato dell’uno o dell’altro partito presente nella giunta regionale in un dato momento.

Eterologa, bocciata Lombardia 'sui diritti': Consiglio di Stato ordina parità di trattamento
"La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata”
e “realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute”, si legge nella sentenza, attesa da tempo.

Le cure per la fecondazione eterologa non devono essere a totale carico dei pazienti, a stabilirlo è stata la terza sezione del Consiglio di Stato, che ha sospeso in via cautelare una delibera della Regione Lombardia che stabiliva, unica in tutta Italia, il contrario. Non saranno più, dunque, i cittadini a farsi carico dell’intero importo del trattamento, che varia da 1500 a 4 mila euro, e a questo risultato si è giunto grazie a una serie di ricorsi firmati da realtà come Sos infertilità e Medicina democratica. Per il Consiglio di Stato, quella della fecondazione eterologa, rimane una questione attraversata da “complessità e della delicatezza”. Ma ciò non giustifica la “disparità di trattamento sotto il profilo economico tra la procreazione medicalmente assistita omologa e quella eterologa”. C’è poi un altro aspetto sottolineato dall’ordinanza romana e ha a che fare con il “diritto alla salute inteso come comprensivo anche della salute psichica oltre che fisica”.

La Lombardia e il suo presidente, il leghista Roberto Maroni, quindi, dovranno fare un passo indietro e tornare a quanto lo scorso settembre aveva stabilito la conferenza delle Regioni, presieduta da Sergio Chiamparino, che aveva individuato una tariffa unica per la fecondazione eterologa. L’importo, in quella sede, era stato definito tra i 400 e i 600 euro, a seconda dei tipi di trattamento, e per Chiamparino l’auspicio era quello di veder inserito questa pratica medica nei livelli essenziali di assistenza. Maroni fin da subito, però, aveva annunciato la scelta del pagamento pieno.

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