La password della settimana: social, ma è una novità?

22 luglio 2016 ore 11:59, Paolo Pivetti
La settimana è incominciata con la scoperta dell’acqua calda, cioè che i social fanno la storia, come dimostra il fatto che Erdogan è riuscito a sventare il colpo di stato grazie all’uso tempestivo di Face Time. E di fronte a questa sorpresa c’è chi si è stracciato le vesti per una “velocità del mondo che non capiamo più”, si è sbalordito di fronte al “mondo collegato”  e agli “effetti esponenziali della condivisione”. Una settimana fa la storia, secondo Severgnini, “ha smesso di essere un fiume, con le sue anse, le sue rapide e le sue correnti. È diventata un torrente: difficile da prevedere e faticoso da navigare”. E quando mai la storia non è stata difficile da prevedere e faticosa da navigare?

Certo, la sera dello scorso venerdì quindici, mentre scorrevano le immagini di un golpe in diretta tv, veder riapparire l’autòcrate spodestato grazie all’intervento di uno smartphone, è stato sorprendente. E lì si è misurata la dissonante ma efficiente sinergia tra un mezzo di comunicazione ormai tradizionale e domestico come la televisione e l’inquietante imprevedibilità dei social media. 
Ma sta di fatto che la storia umana ha sempre viaggiato sui binari della comunicazione: di quella comunicazione che la tecnologia del tempo permetteva.
La password della settimana: social, ma è una novità?
Già nel 490 a.C. un certo Filippide ci lasciò la pelle per arrivare in tempo a comunicare ai suoi compatrioti Ateniesi la notizia della vittoria sui Persiani a Maratona
. Giulio Cesare, dopo aver sconfitto Farnace re del Ponto, tranquillizzò Roma con il suo celebre “Veni. Vidi. Vici”. Garibaldi si assoggettò agli ordini di re Vittorio Emanuele III che lo fermava mentre già stava marciando su Trento dopo la vittoria di Bezzecca, con il telegramma più economico di tutti i tempi: “Obbedisco”.
Messaggi che, insieme con tanti altri, hanno fatto la storia. Anche il “grido di dolore” di Cavour fece la storia dando il via al nostro Risorgimento, con efficacia non minore di quella raggiunta dall’astuto Erdogan con il suo telefonino.
E a proposito di questo contro-golpe erdoganiano, ci sarebbe da osservare la perfetta collaborazione tra social e televisione: il social lancia l’appello, la televisione lo diffonde. O, parafarsando un’antica massima: “È il social che lancia l’appello ma la Tv che lo diffonde”.
La tv ci ha mostrato un golpe in diretta, i social ne hanno decretato la rapida e drammatica conclusione, di nuovo rimbalzata in tutto il mondo grazie alla tv.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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