Che fine ha fatto Alessandro Nannini?

22 luglio 2016 ore 13:54, intelligo
di Anna Paratore

Avete presente Siena? Se non ci siete mai stati, sappiate che vi state perdendo una perla. Se la conoscete, beh, che dire? E’ lì come una gemma incastonata tra verdi colline degne del miglior acquarellista, con le sue belle mura medievali, e le viuzze, e quella piazza del Campo che ti si apre davanti all’improvviso e, senza che te lo aspetti, ti lascia senza fiato.  
Già nascere e vivere in un posto del genere, qualche invidia potrebbe generarla, e sicuramente è un colpo di fortuna per quelli a cui capita. Se poi ci mettete che per nascita siete anche belli, ricchi, dotati di qualche talento, allora, quell’invidia degli dei di cui ogni tanto si parla, ve la potete aspettare. Perché purtroppo a volte arriva.
Ed è quello che è accaduto ad Alessandro Nannini. Alessandro, classe 1959, è il figlio dell’imprenditore dolciario Danilo Nannini, e fratello minore della cantante Gianna. La sua è una famiglia conosciutissima a Siena. Suo nonno, cominciando dal nulla, è riuscito a fondare un impero tutto basato sui dolci tipici della zona, e su locali di vendita al pubblico. Alla morte, l’impero è stato diviso tra due fratelli, Aldo e appunto Danilo, il padre di Alessandro e Gianna, tra i due il più portato alle nuove iniziative “dal temperamento instancabile ed ambizioso, estroverso e lungimirante”, come scrivono gli stessi Nannini sul sito dell’azienda. Sempre in espansione e sotto la guida di Danilo, la Nannini ha finito per essere conosciuta in tutto il mondo e in quasi 100 anni di vita, non ha mai abbassato i suoi ottimali standard qualitativi. Anche se, almeno inizialmente, nessuno dei due figli di Danilo se ne è occupato. Gianna, per inseguire la sua passione per la musica che tanto successo le ha portato, e Alessandro per cimentarsi col suo talento come pilota di auto da corsa.  
La sua è una passione che lo prende da giovanissimo, e già nel 1980 si distingue in alcuni rally. Poi nel 1982, arriva la Formula 2, ingaggiato dalla Minardi.  Sempre con la Minardi, nel 1986 fa il suo debutto in Formula 1. Ed è allora che malgrado l’alta inaffidabilità e la poca competitività del mezzo, riesce comunque a mettersi in luce per la grinta con cui guida, dimostrandosi un pilota decisamente promettente.
Che fine ha fatto Alessandro Nannini?
Per questo viene notato dalla Benetton, che lo ingaggia nella stagione 1988. E  Alessandro ricambia con 2 piazzamenti, 2 terzi posti rispettivamente al Gran Premio di Gran Bretagna e a quello di Spagna. Grazie a queste prestazioni, nel 1989 la Benetton lo promuove prima guida quando Thierry Boutsen passa alla Williams.  Arrivano altri ottimi piazzamenti. Alessandro è terzo al Gran Premio di San Marino e di Gran Bretagna, e secondo al Gran Premio d’Australia. Al Gran Premio del Giappone, dopo la squalifica di Senna, ottiene la vittoria.  La stagione 1990 comincia così sotto ottimi auspici. Arrivano due terzi posti al Gran Premio di San Marino e a quello di Spagna e un secondo posto al Gran Premio di Germania.  La sua guida sempre brillante, velocissima, grintosa e a volte addirittura spericolata, colpisce anche gli uomini di Maranello. Ogni giorno di più si comincia a parlare per Nannini di un possibile ingaggio alla guida della Ferrari per la stagione 1991. Verso la fine dell'estate gli viene offerto un contratto che però lui rifiuta destando perplessità presso addetti ai lavori e tifosi.  Comunque, per la Ferrari non avrebbe mai potuto correre, perché la carriera di Alessandro Nannini promettente pilota di Formula 1 , bel giovanotto dal sorriso un po’ guascone, erede dell’azienda dolciaria di famiglia, e beniamino di tutta Siena, si interrompe per sempre. E non a causa di un incidente d’auto come si potrebbe credere.  E’ un incidente a fermarlo, ma avviene mentre Alessandro è a bordo del suo elicottero.
E’ il 12 ottobre del 1992.  L’elicottero sta atterrando in uno spiazzo di tufo irregolare che separa la villa di Belriguardo, casa di famiglia dei Nannini, dai vigneti di loro proprietà. A provocare l’incidente sarebbe stato il terreno troppo friabile che avrebbe fatto slittare i pattini dell’elicottero. Alessandro viene sbalzato fuori dal veicolo e una pala del rotore gli trancia di netto l’avambraccio e lo ferisce anche all’altra mano. Anche altre tre persone presenti a bordo, tra cui il pilota ufficiale, ne escono malconci. Ma è proprio Alessandro quello messo peggio. Suo padre, che è presente all’incidente, gli blocca l’emorragia con la cintura del vestito della nuora, e recupera il pezzo di braccio amputato. Al Cto di Firenze, il primario di microchirurgia, Carlo Bufalini, esegue il reimpianto, ma sono ora strazianti e drammatiche, seguite da mesi difficili, dove non tutto va bene. Alla fine, Alessandro recupera solo in parte l’uso del braccio, e tenta di capire se in quelle condizioni può ancora gareggiare.  
Lo fa prima con una prova di 38 giri sul Circuito di Fiorano a bordo della Ferrari F92 A di Jean Alesi (dopo modifiche apportate al volante della monoposto), seguita poi da un'ulteriore prova nel 1996, a bordo di una Benetton B196 sul Circuito di Estoril, grazie a Flavio Briatore. Inoltre, nel 2007, Nannini partecipa al breve campionato Grand Prix Masters, riservato ad ex piloti di F1. Alla fine però deve arrendersi: quel braccio malconcio è una grave limitazione che non gli permetterà mai più di essere un pilota competitivo come un tempo.  
Continua a cimentarsi con le auto fuori dalla Formula 1 e 2, ma soprattutto inizia ad occuparsi dell’azienda di famiglia.  Ottiene delle ottime soddisfazioni anche così, e comincia ad interessarsi di politica, anche se a latere della sua prima attività. Nel 2011 prova a candidarsi come sindaco di Siena per una coalizione di centrodestra. Non ce la fa, ma ottiene comunque un seggio di opposizione. 
Oggi continua ad occuparsi della sua città e dell’azienda di famiglia, anche se in occasione delle celebrazioni per i 50 anni del circuito di Suzuka, ha compiuto 11 giri a bordo di una Larrousse di Formula 1 e ha preso parte anche la Giro automobilistico d’Italia a bordo di una Mitsubishi Evo 6. Una passione per le auto, quella di Alessandro, che non si può accantonare troppo a lungo. Anche se circondati dai meravigliosi panpepati della Nannini.

autore / intelligo
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