Giallo Orlandi: arrivano nuove rivelazioni

22 maggio 2014 ore 11:06, Americo Mascarucci
Giallo Orlandi: arrivano nuove rivelazioni
Ci risiamo, spuntano nuovi libri su Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa nel 1983 all’età di quindici anni e mai più ritrovata.
Mentre la magistratura continua ad indagare per fare luce sul misterioso giallo inseguendo nuovi filoni che ogni tanto sembrano emergere sulla base di rivelazioni inedite, sul fronte giornalistico ed editoriale si continuano a sfornare libri inchiesta che propongono nuove piste, destinate a restare puntualmente nell’ambito del romanzo giallo. L’ultima ipotesi, che ha provocato l’indignazione dei familiari di Emanuela con tanto di azione legale e conseguente richiesta di ritiro del libro dal commercio, porta la firma di Roberta Hidalgo la quale è arrivata a sostenere che Emanuela in realtà sarebbe viva e vivrebbe insieme al fratello Pietro sotto falsa identità; il rapimento sarebbe servito proprio a favorire questo scambio di identità. Per quale motivo? Perché Emanuela, secondo la Hidalgo, non sarebbe stata in realtà la figlia di Orlandi, bensì di monsignor Paul Marcinkus, il potente ex presidente dello Ior che avrebbe avuto una relazione segreta con la zia della ragazza. Uno scenario decisamente suggestivo che la dice lunga sulla morbosità che la vicenda continua a provocare, nonostante siano passati oltre trent’anni dalla scomparsa della ragazza. Un altro libro rivela invece che Emanuela sarebbe stata introdotta da Marcinkus attraverso l’ausilio dei servizi segreti nel movimento dei Legionari di Cristo per appurare la sussistenza delle gravi accuse mosse contro il fondatore Marciel Maciel e sia poi rimasta coinvolta in un giro di pedofilia all’interno del movimento stesso che le sarebbe costato la vita. Monsignor Marcinkus dunque sembra essere il filo conduttore delle tante teorie costruite intorno alla scomparsa di Emanuela che, in un modo o nell’altro, finiscono a lui che è stato protagonista dei principali scandali che hanno coinvolto negli anni la banca vaticana. Di Marcinkus si conoscono i legami con il faccendiere Michele Sindona, con Roberto Calvi e la massoneria, così come è certo ed ampiamente provato il suo coinvolgimento nel crac del banco Ambrosiano. Per ciò che riguarda il complotto che avrebbe portato all’uccisione di Giovanni Paolo I prima ed al rapimento della Orlandi successivamente, si resta nell’ambito delle mere ipotesi mai confermate da alcuna verità processuale. Marcinkus in vita ha sempre respinto ogni accusa, addirittura pochi mesi prima di morire intervistato da un giornale statunitense (terminata la carriera in Vaticano si era ritirato a Chicago) dichiarò di sentirsi pronto ad entrare in paradiso dopo aver conosciuto e patito le pene dell’inferno sulla terra. Sarà davvero così? Chi può dirlo, di certo questo monsignore americano stimato tanto da Paolo VI che da Giovanni Paolo II “la pace” sembra destinato a non trovarla nemmeno da morto. Dopo essere stato accusato di aver accoppato un papa (Luciani), di essere implicato nell’attentato di un altro (Wojtyla), di essere in stretti legami con la banda della Magliana, di aver fatto rapire Emanuela Orlandi a scopo di ricatto o peggio ancora perché aveva scoperto un giro di pedofilia che dalla basilica di Santa Apollinare si estendeva fin dentro le sacre stanze del Vaticano, adesso si è arrivati a sostenere che quella quindicenne scomparsa nel nulla nel 1983 fosse in realtà sua figlia, il frutto di una relazione clandestina del monsignore. Per carità, tutto ci può stare, ma non si starà esagerando?
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