Il successo dello psicopatico: dal lavoro all'amore vince su tutti. Parola di scienziati

22 maggio 2014 ore 13:12, Orietta Giorgio
Il successo dello psicopatico: dal lavoro all'amore vince su tutti. Parola di scienziati
Uomini e donne di potere. Sono “capi”, leader indiscussi dalla personalità coinvolgente, straripante. Dirigono, decidono spesso le sorti di interi Paesi, con la “freddezza” di chi sa il fatto suo.
Preparazione, intelligenza e caparbietà sono senza dubbio tra le caratteristiche di queste personalità carismatiche, eppure c’è qualcos’altro. Il genio forse? Un pizzico di follia? Sembrerebbe di sì, sarebbe proprio la “follia” più o meno sana, la forza motrice dei leader. Riescono a gestire emozioni e inclinazioni puramente umane quali l’empatia, la sensibilità, la solidarietà ecc. Andrebbero dritti alla meta, senza scrupoli. Come definire persone di questo tipo? Semplicemente psicopatici. Già nell'opera di Teofrasto, allievo di Aristotele, possiamo trovare l'attuale concetto di psicopatia: “L'uomo senza scrupoli andrà a prendere in prestito più denaro da un creditore che non ha mai pagato ... Quando l'usuraio si ricorderà di qualche servizio che lo ha reso e, in piedi vicino alla bilancia, getterà lì po’'di carne e, se può, anche una zuppa di ossa. Se ci riesce, tanto meglio, altrimenti, gli strappare via una costola e se ne andrà ridendo”. Il termine “psicopatico” fu coniato da Koch nel 1891, e portato alla ribalta da Hervey Clekley nel volume del 1941 dal titolo: “The Mask of Sanity”. Una maschera, appunto, perché lo psicopatico sembra lontano da qualsiasi tipo di disturbo ed è perfettamente integrato nella società. Come riconoscerlo? La lista dei segnali stilata da Clekley è chiara: il tipo in questione ha fascino superficiale e buona intelligenza, assenza di deliri e altri segni di pensiero irrazionale,  assenza di “nervosismo” o di manifestazioni psico-nevrotiche, inaffidabilità, mancanza di sincerità,  mancanza di rimorso e vergogna, comportamento antisociale immotivato, povertà di giudizio e incapacità di apprendere dall’esperienza, egocentrismo patologico e incapacità di amare, povertà nelle reazioni affettive, mancanza di risposta in generale nelle relazioni interpersonali. In “Twilight of the Psychopaths”, il dottor Kevin Barrett, spiega: “Gli psicopatici hanno svolto un ruolo sproporzionato nello sviluppo della civiltà, perché si prestano più facilmente a mentire, uccidere, ingannare, rubare, torturare, manipolare e, in generale, infliggere grandi sofferenze ad altri esseri umani senza alcuna sensazione di rimorso, al fine di stabilire il proprio senso di sicurezza attraverso il dominio. La nostra società è sempre più senz’anima perché le persone che la portano avanti e che danno l’esempio sono senz’anima”. In “Psicopatici al potere”(Codice edizioni) Jon Ronson: “Tutti noi crediamo che gli psicopatici si trovino più facilmente in prigione o in manicomio che non seduti ai tavoli dei consigli d’amministrazione di banche, imprese, aziende internazionali o, peggio ancora, sugli scranni più alti del potere politico”. L’assenza di paura e di scrupoli permette di rischiare, di osare e di… vincere. E attenzione, non sono nella carriera ma anche in amore. Lo psicologo di Oxford Kevin Dutton presenta la sua guida: “The Good Psychopath’s Guide to Success”, perché non tutti gli psicopatici sono cattivi ma sanno come ottenere quello che vogliono. Insomma, gli psicopatici lo fanno meglio.
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