Unioni civili, l’altolà della Cei al cattolico Renzi pesa sul governo

22 maggio 2015, Americo Mascarucci
Unioni civili, l’altolà della Cei al cattolico Renzi pesa sul governo
Non deve essere certo piaciuto al premier Matteo Renzi il testo della prolusione del presidente della Conferenza Episcopale italiana Angelo Bagnasco fra le cui righe appare evidente un certo malessere per quell’idea di cambiamento dell’Italia che tanto sta a cuore all’ex sindaco di Firenze. 

Inutile evidenziare come ancora una volta il principale terreno di scontro con i vescovi sia rappresentato dai temi etici soprattutto ora che è all’esame dell’aula del Senato il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. 

Per la Cei qualunque tentativo di equiparazione fra la famiglia fondata sul matrimonio e le varie e diverse forme di convivenza è da considerare dannoso perché altera, o peggio manipola, l’impostazione della società italiana, una società da sempre fondata sulla famiglia come nucleo portante. 

Dunque è da evitare il tentativo di introdurre leggi che possano snaturare la funzione privilegiata che la famiglia tradizionale ha sempre occupato nella società, per soddisfare ed inseguire desideri individualistici, ad iniziare dalla pretesa delle coppie gay di ottenere piena legittimità giuridica. 

Un richiamo che certamente non aiuterà la ricerca di quella condivisione che proprio Renzi sta cercando di favorire intorno al contestato disegno di legge. Il Nuovo centrodestra ha bocciato il testo praticamente in ogni sua parte, iniziando dall’equiparazione fra famiglie e convivenze, per passare poi alla questione delle adozioni per le coppie gay (adozioni al momento soltanto consentite per il figlio biologico di uno dei partner) e alla reversibilità della pensione per il convivente che sopravvive all’altro. 

Il partito di Alfano ha già fatto sapere che il testo, così come è stato approvato dalla Commissione Giustizia del Senato con i voti del Partito Democratico e del Movimento 5stelle, è improponibile. Anche nel Pd esistono forti malumori soprattutto da parte delle componenti cattoliche più tradizionaliste, decise a modificare il ddl Cirinnà, introducendo correttivi sul concetto di equiparazione, con l’obiettivo di salvaguardare comunque una certa preferenza giuridica per la famiglia fondata sul matrimonio. 

Ma per il fronte laicista il testo approdato in Senato è già sufficientemente depurato e ulteriori modifiche volte a ridurre ulteriormente i diritti delle coppie di fatto e gay non sarebbe accettabile. L’altolà dei vescovi certamente non aiuta la ricerca di un compromesso specie con il Nuovo centrodestra e l’Udc più che mai decisi ad accreditarsi come interlocutori privilegiati delle gerarchie all’interno dell’esecutivo. 

Ma anche nel centrodestra l’appello della Cei non mancherà di provocare seri problemi di tenuta, come in Forza Italia dove le componenti cattoliche, in particolare gli ex An come Gasparri e Matteoli sono decisi a non cedere rispetto alla svolta liberal imposta dal cerchio magico dell’ex Cavaliere, leggi Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi. Quel cerchio magico contro cui si è schierato Raffaele Fitto uscito da Forza Italia nei giorni scorsi e che ha appena annunciato la nascita di un nuovo soggetto politico, i Conservatori Riformisti. 

Conservatori alla Cameron, ma proprio per questo in contraddizione con i richiami dei vescovi visto che il governo conservatore britannico ha permesso il riconoscimento dei matrimoni gay. Ma non è soltanto sui temi etici che si sono fondate le critiche dei vescovi. 

Anche per ciò che concerne le tanto auspicate riforme è giunto un invito a non correre troppo, a ponderare bene le scelte, a ricercare soluzioni il più possibile condivise nella consapevolezza che la fretta sia una cattiva consigliera. Più calma, più dialogo, meno forzature. Insomma una frenata al decisionismo renziano, a quella politica del tutto e subito, caratterizzata dal ricorso ai voti di fiducia e al muro contro muro. 

Insomma il cattolico Renzi, che si definisce figlio di don Milani e del cattolicesimo progressista fiorentino di Ernesto Balducci, Enzo Mazzi ecc. sembra proprio non riuscire a trovare quella sintonia con la Chiesa che è sembrato ricercare più volte appellandosi pure allo spirito pacificatore e misericordioso di papa Francesco. 

Il quale, purtroppo per lui, ha però sollecitato i vescovi a farsi sentire, a dare fastidio, ad andare controcorrente, a non mostrarsi ossequiosi e compiacenti con il potere. Forse un merito il premier sembra averlo ottenuto ed è quello di aver messo d’accordo la Cei nelle sue varie componenti. Perché alla fine, da destra come da sinistra, o sui temi etici o su quelli del lavoro, o sui temi dell’accoglienza agli immigrati o sulla scuola, tutti sembrano alquanto tiepidi rispetto alle scelte del Governo.  
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