Strage al Bardo, marocchino arrestato: tutti i punti che non tornano

22 maggio 2015, intelligo
Strage al Bardo, marocchino arrestato: tutti i punti che non tornano
Ci sono le testimonianze della madre e del fratello, ma ci sono anche i registri delle docenti che a Touil insegnavano italiano a dire che in questa storia ci sono molte cose che non tornano.

LA PROCURA. Le prime verifiche degli inquirenti sul conto e gli spostamenti del ventiduenne arrestato a Milano su mandato di cattura delle autorità tunisine con l’accusa di un coinvolgimento nella strage al Museo del Bardo, ne escludono il ruolo di killer. Il motivo è semplice: il 19 marzo era nell’hinterland milanese. Ora gli accertamenti sono orientati a fare luce sull’ipotesi – non esclusa al momento dagli investigatori – che il giovane possa magari aver avuto un compito nella pianificazione dell’attentato poi rivendicato dall’Isis. 

I pm milanesi stanno lavorando su questo versante e successivamente trasmetteranno l’esito alla Procura di Roma titolare dell’inchiesta sulla strage nella quale sono stati uccisi quattro turisti italiani (tra le 24 vittime). Indagini concentrate sulla ricostruzione degli spostamenti del marocchino dal giorno del suo arrivo in Italia a Porto Empedocle a bordo di un barcone (17 febbraio) al giorno in cui ai suoi polsi sono scattate le manette. 

Quello che appare sempre più certo è che le verifiche condotte dai magistrati italiani smentirebbero le ricostruzioni fatte dai media tunisini per i quali Touil il 18 marzo (giorno della strage) sarebbe stato a Tunisi e avrebbe incontrato due dei terroristi poi uccisi dagli uomini delle locali forze speciali. 


LE INSEGNANTI. Il 19 marzo “il ragazzo era in classe”. Lo ha confermato Flavia Caimi, docente della scuola a Trezzano sul Naviglio, dove il giovane marocchino frequentava un corso di italiano. L’insegnante ha già consegnato i registri delle presenze ai magistrati. Analoghi riscontri sarebbero emersi anche in base alla testimonianza di diverse persone, non solo della cerchia di parenti e amici. Infine ci sono i quaderni che Toiul avrebbe usato il 19 marzo a lezione, oltre alle sue firme sui registri dell’istituto scolastico. 


A SAN VITTORE. Da tre giorni Touil è rinchiuso nel sesto raggio del carcere di San Vittore, in isolamento. Oggi è convocata la prima udienza per l’identificazione e l’iter di estradizione chiesta da Tunisi. Da tre giorni il giovane si domanda perché si trovi in cella e ripete di non aver fatto nulla a chi lo ha incontrato. 

Nel corso dell’udienza, Touil - assistito dall’avvocato Silvia Fiorentino - dovrà dire se intende accettare l’estradizione anche se è facile ritenere che manifesterà parere contrario. Intanto la madre conferma che il giovane dal momento dell’arrivo in Italia al giorno dell’arresto viveva insieme a lei e al fratello nella casa alle porte di Milano. 


FOGLIO DI VIA. Resta da chiarire perché con un foglio di via emesso dalla questura di Agrigento, Touil abbia potuto girare liberamente. Ma ci si interroga anche sul perché la madre avrebbe chiesto il rinnovo del passaporto alla quetura di Milano solo il 14 aprile scorso, dal momento che lei stessa ha dichiarato che il figlio aveva smarrito i documento dopo lo sbarco a Porto Empedocle. 

Terzo interrogativo: se Touil era clandestino, come poteva frequentare un corso di italiano in una scuola? Le risposte nelle indagini, intanto la politica è già saltata sulla vicenda a una settimana dal voto delle regionali. 

LuBi

autore / intelligo
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