Unioni gay in Irlanda, Giovanardi (Ncd): “Passo indietro di 1.000 anni”

22 maggio 2015, Andrea Barcariol
Dal referendum in Irlanda sui matrimoni gay al celebration day di Marino ieri in Campidoglio passando per “l’erede” individuato da Berlusconi. Carlo Giovanardi, senatore di Ncd, a 360 gradi intervistato da IntelligoNews.

Ieri il sindaco Marino ha celebrato in Campidoglio le unioni civili omosessuali. Come giudica
Unioni gay in Irlanda, Giovanardi (Ncd): “Passo indietro di 1.000 anni”
questa iniziativa?

«I casi sono due: o è la solita sceneggiata, uno spot pubblicitario con tanto di utilizzo improprio delle istituzioni per propagandare istituti che non sono previsti nella nostra Costituzione e dalle leggi in vigore, oppure è una provocazione. Dal punto di visto giuridico hanno valore zero. In un Paese democratico la scelte di introdurre un matrimonio tra due persone dello stesso sesso la fa il Parlamento non Marino. Siamo tra l’arroganza e la provocazione. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma in un Paese democratico sono i rappresentati del popolo a decidere, noi abbiamo anche il referendum, se qualcuno vuole togliere l’articolo 29 della Costituzione, questa è la strada».


Come avviene oggi in Irlanda?

«In Irlanda stanno utilizzando strumenti previsti dal loro ordinamento come è giusto che sia».


Non pensa che questo referendum in un Paese cattolico come Irlanda rappresenti un segnale anche per l’Italia?

«Questi slogan sulla “cattolicissima” Irlanda ormai sono anacronistici. Noi l’abbiamo detto mille volte: una legge che tolga ogni tipo di discriminazione e garantisca i diritti noi la votiamo, una legge attraverso la quale si introducano utero in affitto, adozioni, sfruttamento indegno della disperazione delle donne per andare a comprargli un bambino, noi non la votiamo. Sarebbe un passo indietro di 1.000 anni. Sulle discriminazioni da togliere siamo tutti d’accordo».


Marino è un sindaco molto criticato, pensa che quella sulle unioni gay sia una strategia mediatica per distogliere l’attenzione dai problemi sempre più gravi che affliggono la capitale?

«E’ una mossa alla moda, per tentare di essere popolare. E’ una forzatura ideologica perché la Corte Costituzionale e la Cassazione hanno ribadito più volte, anche recentemente, che il legislatore deve dare attuazione non all’art. 29 ma all’art. 2 che dice che vanno garantiti i diritti dei singoli nell’ambito delle formazioni sociali in cui esplica la loro personalità. E’ quello che vogliamo fare noi in Parlamento. Marino sta dicendo un’altra cosa: voglio il matrimonio tra uomo e uomo, donna e donna perché così due uomini possono andare a comprarsi un bambino e trovare qualcuno così disperato da venderglielo».

Berlusconi ha detto che a capo del nuovo movimento ci sarà il suo erede e lui ha già in mente 2 o 3 persone. Lei sa di chi si tratta?

«Io ho già dato, nel 2008 insieme a gran parte dell’Udc aderimmo al Popolo delle Libertà, siamo stati cofondatori di un grande partito che fece il 38%, dove si selezionava la classe dirigente dal basso. Un anno e mezzo fa ho dovuto prendere atto che Berlusconi ha cancellato il Pdl e ricreato Forza Italia, dal punto di vista personale siamo rimasti amici, ma lui adesso vuole ricambiare nome e ha ribadito che sarà lui a scegliere il suo erede. Questa è una cosa monarchica, in un’Italia repubblicana la monarchia non mi interessa, mi interessa invece un partito che quando il leader ha fatto il suo tempo ne elegga un altro. Così avviene in tutto il mondo, Tony Blair ad esempio non mi risulta che abbia scelto il suo erede. Neanche la Chiesa cattolica lo fa, non è il Papa che designa il suo erede ma il conclave».

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