Pensione anticipata, Renzi accelera piano: 2x1 (posto)

22 maggio 2015, Luca Lippi
Pensione anticipata, Renzi accelera piano: 2x1 (posto)
Il fatto che il governo sia determinato a mettere mano definitivamente alla legge Fornero è ormai una certezza, l’ipotesi ventilata da Matteo Renzi che questo avvenga fra settembre e ottobre di quest’anno (quindi nel Def per il 2016) è probabile, il fatto che lo abbia annunciato ai cronisti ieri al suo arrivo al Nazareno, invece, appare proprio come una mossa elettorale “stile 80 euro”.

Dice (Renzi) che la modifica della legge Fornero è un tema vero, e l’affermazione è un chiaro segnale alla Lega per spiazzarla, è la tattica di depotenziare le opposizioni prendendo del tempo prezioso.

Fugato il dubbio sui “se” dobbiamo capire i “come” della bozza di riforma, fra ipotesi e proposte allo studio. E’ chiaro che la massima concentrazione è sulla flessibilità in uscita individuando nuovi meccanismi per rendere concrete forme di prepensionamento.
Perseguire quest’obiettivo significa cominciare a dare credito alle voci di anticipare il pensionamento in cambio di una riduzione. La più accreditata è la proposta di anticipare la pensione di quattro anni, quindi a 62 anni, con una decurtazione dell’assegno del 20%, per i contribuenti che calcolano la pensione interamente con il contributivo. Nel caso di calcolo misto, invece, ci sarebbe un’ulteriore penalizzazione intorno del 12%. Anticipiamo che su questa “bozza” si trova sostanzialmente d’accordo anche il presidente dell’INPS Tito Boeri.

Nel dettaglio: sono allo studio due proposte, una del presidente della Commissione lavoro alla Camera, Damiano che prevede il requisito minimo anagrafico sia di 62 anni e il minimo contributivo di 35 anni. Rispettando questi paletti, bisogna raggiungere 100, quindi, ad esempio, con 62 anni di età ci vorrebbero 38 anni di contributi, con 63 anni, 37 anni di contributi, con 64 anni, 36 anni contributi, e così via. La decorrenza sarebbe immediata, senza applicazione di nuove finestre mobili (quindi, la pensione decorrerebbe dalla maturazione del requisito). Par di capire che non ci sarebbero in questo caso penalizzazioni dell’assegno.

L’altra proposta è quella della Lega che è molto simile a quella di Damiano, ma abbassa il limite di età a vantaggio del cumulo contributivo e prevede 58 anni di età e 35 di contribuzione. La somma deve sempre fare 100, quindi, a 58 anni di età sarebbero necessari 42 anni di contribuzione, a 59 anni 41 anni di contributi e così via.

All’interno del dibattito s’inserisce anche il ministro Padoan, che non entra nel merito della bozza, ma approfitta per intervenire polemicamente verso la Consulta. Non nega la necessità di rispettare le decisioni della Corte Costituzionale ma “indirettamente” difende la legge Fornero che, fosse stato per lui, era più che soddisfacente. 

In sostanza la Consulta avrebbe rotto le uova nel paniere, una sorta di dispetto o rivalsa (chi può dirlo) che Padoan giudica come segue: “Sarebbe stata opportuna la massima condivisione dell'informazione. L’autonomia della Corte è intoccabile ma se ci sono sentenze che hanno un'implicazione di finanza pubblica, deve esserci una valutazione dell'impatto. Anche perché questa valutazione serve a formare il giudizio sui principi dell’equità. L’equità è anche quella del rapporto tra anziani e giovani. Questo è mancato e auspico che in futuro l'interazione sia più fruttuosa”. Un intervento a “gamba tesa” bello e buono.

Ci troviamo dunque nel bel mezzo di un incidente istituzionale, il governo è costretto a mettere mano a una legge cucita a misura per nascondere un “buco”, ma avendo la Consulta nascosta la toppa, ora costringe l’esecutivo a un lavoro non previsto. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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