Hollande, la luna di miele è finita?

22 marzo 2013 ore 13:11, Pietro Romano
Hollande, la luna di miele è finita?
«La scelta è tra l’estrema destra e la destra estrema». Così Sylvie Houssin, candidata socialista alla legislativa parziale tenuta domenica nell’Oise, un dipartimento di 110mila elettori 35 km a nord di Parigi, ha risposto con amarezza malcelata ai giornalisti che gli chiedevano per chi invitasse a votare nel turno definitivo di domenica prossima e se, come ai tempi della sfida presidenziale tra Jacuqes Chirac e Jean Marie Le Pen il candidato socialista invitasse alla «scelta repubblicana» in funzione anti-Fronte nazionale.
La Houssin non ha tutti i torti. Con il 40,61% dei suffragi ha chiuso in testa la legislativa parziale il neogollista Jean-Francois Mancel, eletto deputato per la prima volta nel ’78, che nel ’98 si alleò con il Fronte nazionale (finendo espulso dal Rpr da Jacques Chirac) alle elezioni cantonali e regionali. A sfidarlo sarà la lepenista Francoise Italiani, che ha ottenuto il 26,58%. La candidata socialista, invece, è rimasta fuori dal secondo turno con il suo misero 21,37%. Alle legislative dello scorso anno Mancel aveva prevalso sulla Houssin per soli 63 voti. Poi la magistratura aveva invalidato l’elezione ritenendo l’esponente dell’Ump colpevole di aver falsificato le tesi politiche della candidata socialista in campagna elettorale. In un anno la Houssin ha perso oltre il 60% dei propri elettori. Viceversa, il Fronte nazionale, storicamente sfavorito nelle elezioni parziali, ha incrementato del 4% i propri voti. La Italiani si avvicinata perfino allo storico risultato di Marine Le Pen alle politiche, che nel dipartimento aveva sfiorato il 28%. Ma quali insegnamenti si possono dedurre da una tornata elettorale di portata così ridotta? Nonostante l’aria di sufficienza con la quale il portavoce socialista David Assouline ha commentato il voto, la disfatta dell’Oise chiama in causa direttamente il presidente Francoise Hollande, il governo, l’intera maggioranza. La Houssin nel risultato di domenica c’entra poco o punto. I più recenti sondaggi sostengono che Hollande gode ormai della fiducia di non oltre 36 francesi su cento. E una delle battaglie che più stanno caratterizzando il suo inizio di mandato, la concessione del matrimonio alle coppie omosessuali, è bocciata da 69 transalpini su cento. La realtà che sta emergendo è che Hollande ha vinto le elezioni presidenziali dello scorso anno solo grazie a Nicola Sarkozy. Era per cacciare lui che i francesi votarono l’esponente socialista. Ora nella sua politica di governo Hollande sta pagando un pegno troppo alto all’estrema sinistra, senza il cui decisivo sostegno non sarebbe stato comunque eletto. E la Francia lo ha capito. Tanto che perfino Sarkozy comincia ad accarezzare il sogno di tornare in politica. Spera che qualche altro anno di Hollande faccia sparire ogni traccia del malcontento popolare che l’anno scorso lo ha cacciato a furor di popolo dall’Eliseo. Ma forse nemmeno Hollande riuscirà a far dimenticare la delusione provocata nell’elettorato da Sarkozy, fallito “uomo del rinnovamento”.
autore / Pietro Romano
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